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FIANCO a fianco sulla stessa panca


È lo spirito che anima gli equipaggi di dragon boat. Così si vincono le gare e le battaglie della vita.


Tratto dalla rivista 50&Più, numero di maggio

di Giovanna Vecchiotti

Vivere lo sport come in famiglia. È questo il sentimento che anima coloro che praticano il dragon boat, disciplina che può essere considerata un ponte ideale tra Oriente e Occidente e che si pratica a qualsiasi età. Una famiglia, dunque, sia perché nonni e nipoti, o genitori e figli potrebbero ritrovarsi a gareggiare sulla stessa imbarcazione, sia perché è la squadra stessa ad essere considerata dai membri una grande famiglia.

«È bellissimo lo spirito che ci anima - ci racconta Maria Pia Dionisi, presidente dell’associazione Donne in Rosa, con sede a Roma -. Ci si riunisce anche fuori dagli allenamenti, si festeggia e si condividono gioie e preoccupazioni».

Parla per esperienza personale?
Certamente. Io sono entrata nel movimento nel 2006. A seguito di una mastectomia, avevo sviluppato - come purtroppo capita - un linfedema al braccio sinistro, che avevo coperto con una fasciatura. Scoprii con mia grande gioia, che pagaiare non solo mi faceva star bene ma mi stava restituendo la mia fisionomia: avevo tolto la fasciatura al braccio ed il gonfiore era quasi scomparso. La cosa fantastica, poi, era il rapporto con le altre donne che avevano vissuto o stavano vivendo il mio stesso problema. La forza che anima le “Donne in Rosa”, infatti, è proprio questa: il sostegno reciproco, il sapere che c’è qualcuno che capisce i tuoi problemi e le tue difficoltà, e il confronto con le altre è un vero ponte verso la normalizzazione. È vero che la barca all’inizio ti mette di fronte ai tuoi limiti, ma poi ti accorgi che questi limiti li superi e puoi andare avanti. C’è infatti la possibilità di passare dalla squadra delle Donne in Rosa allo sport agonistico, e gareggiare insieme alle donne non operate.

C’è un limite d’età per far parte delle Donne in Rosa e come si fa ad accedere?
No, basta avere un certificato medico che autorizzi la pratica dello sport. Nella nostra squadra c’è Marianna che ha compiuto 82 anni; la più giovane è Priscilla, che ne ha 37. Per accedere, ovviamente, bisogna aver subìto una mastectomia, ed è necessario saper nuotare, anche se in barca si sta con i giubbotti salvagente ed è difficilissimo che un dragone si capovolga. Poi è sufficiente chiamare l’associazione e prendere un appuntamento.

Quante volte ci si allena?
Gli allenamenti vengono calibrati in base agli eventi sportivi, ma in linea di massima, essendo tutte donne con impegni familiari e/o lavorativi, ci si allena una volta a settimana per un’ora e mezza, il sabato mattina; chi fa agonismo, invece, almeno tre volte a settimana. Poi c’è anche chi si tiene in forma andando in palestra. Ovviamente l’inserimento nell’equipaggio è graduale; all’inizio si pagaia in base alla propria resistenza fisica, e ci si può fermare quando si vuole. Noi diciamo “fianco a fianco sulla stessa panca” che metaforicamente è anche sconfiggere le problematiche della vita.

Ma quando è arrivato il dragon boat in Italia? «Negli Anni ’70, quasi per gioco, nella baia di Hong Kong ci fu una sfida tra un equipaggio di pescatori cinesi e uno di Royal Marines inglesi - ci racconta Claudio Schermi, presidente della Federazione nazionale italiana di dragon boat -. La sfida fu vinta dai pescatori, abituati a lavorare insieme. Gli anni successivi le gare si ripeterono, tanto da diventare un richiamo anche turistico. Così la passione arrivò anche in Italia, insieme alle prime due imbarcazioni. Nel 1988 ci fu il primo campionato italiano di dragon boat, a cui partecipai anch’io, e nel quale sperimentai sulla mia pelle la filosofia alla base di questa disciplina: si vince se si è una squadra. Perché la forza non è solo allenamento ma è lo “stare insieme”, lavorare insieme, fare gruppo, proprio come “gruppo” erano i pescatori cinesi. Per questo oggi il dragon boat è utilizzato dalle aziende come strumento di comunicazione, per imparare a fare lavoro di squadra. Nel 1990 è poi nata la federazione mondiale, nel ’97 quella italiana».

Chi pratica il dragon boat?
Spesso è una famiglia, dove il nonno gareggia con gli over 60, il papà e la mamma con la squadra premier e il nipote con gli junior. Abbiamo molti senior divisi per categorie: nella A gli over 40, nella B gli over 50 e nella C gli over 60. Spesso si iscrivono gruppi di amici. Non ci sono limiti d’età: basta avere passione e voglia di stare insieme».

LE ORIGINI IN CINA
DAL SACRIFICIO DI QU YUAN
NASCE IL DIVERTIMENTO DI OGGI

Il dragon boat è uno sport le cui origini risalgono ad oltre 2000 anni fa quando, secondo una leggenda, il poeta cinese Qu Yuan si gettò nel fiume Mi-Lo per protestare contro le ingiustizie a cui era sottoposto il suo popolo dai governanti di allora. I pescatori, appresa la notizia, si lanciarono con grandi barche alla ricerca del corpo del poeta, e sbatterono con forza i remi sulle acque per allontanare i pesci. Da allora è tradizione celebrare il ricordo di quel giorno, in tutto l’Oriente, il quinto giorno della quinta luna, attraverso il Festival di dragon boat.

 

PER SAPERNE DI PIU' E PER CONOSCERE LE SEDI IN ITALIA
Federazione italiana dragon boat - http://dragonboat.it

Abbraccio Rosa http://www.abbracciorosa.org/ - Viale America, 10 - 00144 Roma Tel. 06 5926717

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