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Modello RED: invio entro il 1° luglio

Da giugno 2010 sono cambiati i parametri per ottenere le prestazioni legate la reddito. Entro il 1° luglio, salvo proroghe, i pensionati devono inoltrare il modello RED per rivedere gli importi spettanti.

di Gianni Tel, 50&Più

Già da giugno 2010 con la Legge n. 122 del 2010,  sono cambiati i parametri con cui i pensionati ottengono le prestazioni legate al reddito. Anche quest’anno è confermata la seguente applicazione:
-    in caso di concessione per la prima volta della prestazione,  i redditi da utilizzare sono quelli presenti nell’anno in corso, così anche i limiti di reddito da prendere a base;
-    in caso di una prestazione già concessa, i redditi da sottoporre a verifica sono quelli riferiti all’anno in corso e all’anno precedente, mentre i limiti di reddito sono quelli dell’anno in corso.

Nel 2015, per esempio, per i già pensionati sul modello RED – che gli stessi debbono inoltrare tramite il CAF entro il 1° luglio prossimo (salvo proroghe) – va riportato il reddito del 2014 (redditi diversi) e il presunto 2015 su cui viene confermato, ridotto o aumentato l’importo di pensione spettante.

Il calcolo della pensione minima

Per capire il criterio con cui si attribuisce l’integrazione dobbiamo ricordare che l’Inps calcola la pensione sulla base dei versamenti effettuati. Ma se l’importo e’ inferiore al minimo di legge (502,39 euro al mese nel 2015) aggiunge la differenza, una integrazione a carico dello Stato.
Ma l’integrazione, un tempo concessa a chiunque avesse maturato il diritto a pensione, oggi è legata ai redditi personali, per chi vive da solo e a quelli della coppia, per chi è coniugato.
La legge fissa determinati limiti di reddito aggiornati di anno in anno in base al tasso di inflazione (costo della vita pari allo 0,3%  per  il 2015).
Chi non li supera non è detto che riceva come integrazione la differenza tra la pensione maturata e il trattamento minimo. A seconda del reddito  può essere assegnata la misura intera o ridotta.

Vediamo, intanto, come si presenta la situazione per i pensionati che vivono da soli.
Nel 2015 possono contare sul trattamento minimo di 502,39 euro mensili se il loro reddito annuo non supera 6.531,07 euro.
Se il reddito extra pensione si colloca tra 6.531,07  euro e 13.062,14 euro  l’integrazione spetta in misura ridotta, pari alla differenza tra quest’ultimo importo e il reddito conseguito.
Per esempio, un pensionato che ha maturato con i soli contributi una pensione di 200 euro al mese e possiede altri redditi (case, altre pensioni ecc..) per 10.000 euro l’anno, ottiene  una integrazione di 235,54  euro (13.062,14 – 10.000 : 13), per cui la pensione sarà di  435,54 euro al mese, inferiore al trattamento minimo.

I redditi personali  e della coppia
Il discorso è più complicato per le persone coniugate che devono superare un doppio sbarramento, cioè il reddito personale e quello di coppia.
Quest’anno la situazione si presenta così:
•    reddito personale che non supera 6.531,07 euro e reddito della coppia non oltre 19.593,21 euro; in questo caso, spetta l’integrazione intera e viene garantito il trattamento minimo di 502,39 euro al mese.
•    reddito personale compreso tra 6.531,07 e 13.062,14 euro e reddito della coppia compreso tra 19.593,21 e 26.124,28 euro. In questo caso l’integrazione spetta in misura ridotta.

La legge stabilisce che l’importo spettante è quello minore risultante dal doppio confronto tra il limite massimo di reddito personale (13.062,14) e quello effettivamente posseduto e tra il limite di reddito di coppia (26.124,28) e quello conseguito.
Nella tabella  A sono sintetizzati i requisiti per ottenere l’integrazione.

Le maggiorazioni sociali
Chi vive con una sola pensione o quasi può avere qualcosa in più della pensione minima.
La legge riconosce, infatti, le cosiddette maggiorazioni sociali, che variano in base all’età del pensionato. La quota aggiuntiva è di 25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni, di 82,64 euro per chi ha un’età che si colloca tra 65 e i 69 anni.
Dai 70 anni in su l’integrazione è di 136,44 euro. I 70 anni richiesti si possono ridurre fino a 65, in ragione di un anno per ogni cinque di contributi  versati. Per gli invalidi totali l’età minima è di 60 anni.

Nel 2015 le maggiorazioni sono subordinate al non superamento dei limiti di reddito riportati nella tabella B.
Per i non coniugati il limite di reddito personale è dato dall’ammontare del trattamento minimo, più l’importo annuo della maggiorazione.
Mentre per i coniugati il reddito della coppia non deve superare il limite personale, maggiorato dell’importo dell’assegno sociale (448,52 euro mensili nel 2015).

Quali redditi
Sia  per la pensione minima che per la maggiorazione sociale, l’Inps considera tutti i redditi di qualsiasi natura, compresi quelli esenti o tassati alla fonte come gli interessi bancari e postali, i rendimenti da Bot e altri titoli.

Nel computo rientrano anche le rendite Inail e gli assegni assistenziali.
In altre parole bisogna denunciare tutto eccetto i redditi provenienti da:
-    casa di abitazione;
-    pensioni di guerra;
-    assegno di accompagno;
-    trattamenti di famiglia;
-    sussidi erogati da Enti Pubblici senza carattere  di continuità

La sospensione della pensione
L’Inps sta procedendo alla sospensione delle pensioni collegate al reddito, per chi ha comunicato all’Istituto  i redditi del 2012.
La legge n. 122 del 2010 ha previsto la sospensione per quei pensionati che non dichiarano all’amministrazione finanziaria né all’Inps i propri redditi rilevanti ai fini della prestazione in godimento.

Se entro i 60 giorni successivi alla sospensione la dichiarazione viene resa, la pensione viene ripristinata dal mese successivo alla comunicazione; se invece entro i 60 giorni successivi alla sospensione la dichiarazione non viene resa, l’Inps procede alla revoca in via definitiva della pensione collegata al reddito e al recupero di tutte le somme erogate a tale titolo nel corso dell’anno di riferimento.

La notifica della sospensione viene inviata con raccomandata a tutti coloro che, nel 2012, non avevano compiuti 80 anni di età.

E’ opportuno, comunque, data la particolare applicazione normativa, rivolgersi agli uffici del Patronato 50&PiùEnasco che, gratuitamente e presenti su tutto il territorio nazionale, sono in grado di fornire tutte le informazioni e i chiarimenti necessari.



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