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Riforma del LAVORO: avanti tutta
Continuano gli incontri tra il Governo e le Parti Sociali. Dall’incontro di ieri è stato deciso lo stop alla riforma degli ammortizzatori sociali fino all’autunno 2013.

La riforma del lavoro arriverà entro fine marzo. Lo ha confermato ieri il primo ministro Mario Monti nel suo intervento a Piazza Affari. L’auspicio è quello di trovare una intesa con le parti sociali, ma la riforma del lavoro, anche senza accordo, “comunque approderà in Parlamento”.

Fermezza, sembra essere la parola d’ordine, perché i tempi stringono e c’è bisogno di crescita e lavoro. Intervenendo a Piazza Affari il premier ha spiegato le ragioni politiche alla base del dialogo sociale: proseguire su questo solco per i giovani e coloro che verranno. Un orientamento che ha messo in luce elementi caldi della riforma stessa e della trattativa in corso, come la crescita, lo sviluppo, un’imprenditorialità troppo piccola, poche imprese quotate e - nota dolentissima - un accesso ridotto al credito bancario.

Perché numerose società quotate, come ha sottolineato il premier, possono contribuire alla crescita sia in termini di Pil che in termini di occupazione: il numero in Italia è difatti ancora molto inferiore alle altre realtà europee. Proprio ora, con un credito delle banche asfittico, una maggiore quotazione potrebbe significare più investimenti e più innovazione.

Gli ammortizzatori sociali
La riforma degli ammortizzatori sociali non ci sarà prima di ottobre 2013, rassicura il ministro del Lavoro Elsa Fornero dopo l’incontro di ieri con le Parti Sociali. La riforma sulla semplificazione dello schema degli ammortizzatori sociali, aveva creato perplessità tra gli imprenditori e i sindacati. Senza Cassa integrazione straordinaria (Cigs), ad esempio, sarebbero saltati 800mila posti di lavoro, secondo quanto stimato da Cgil, proprio a partire dal 2013. Si tratta di lavoratori che senza la protezione della Cigs riceverebbero un sussidio di disoccupazione, almeno stando alla Riforma, perdendo qualsiasi legame con l’azienda. Dal 2013 le imprese, in vista di eventuali segnali di ripresa economica, avrebbero presumibilmente fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per riconvertirsi: da qui lo stop di sindacati e imprese alla Riforma.

Passato però l’autunno 2013 gli ammortizzatori post -crisi saranno due: uno sostituirà l’attuale Cassa integrazione, sia ordinaria che straordinaria, e l’altro sarà una nuova indennità per la disoccupazione involontaria. Con la futura Cig verranno tutelati i posti di lavoro durante le crisi congiunturali o nelle ristrutturazioni aziendali, fatta eccezione per fallimenti e chiusure d’impresa. L’indennità di disoccupazione tutelerà invece i redditi di chi ha perso il lavoro, un sussidio universale che sostituirà le attuali indennità di mobilità, di disoccupazione e pre-pensionamento e che potrebbe essere legata alla durata degli anni di lavoro e forse all’età del lavoratore e ai carichi familiari.

Contributi figurativi
Sul piatto anche i contributi figurativi. Sempre rispettando il sistema previdenziale riformato, sarebbero commisurati non più alla retribuzione, ma all’indennità di disoccupazione. L’ipotesi ha scaturito qualche perplessità tra le parti: per Emma Marcegaglia, secondo quanto riportato da il Sole 24 Ore, dato il versamento tra il 2002 ed il 2010 di molte Cig, Cigs e mobilità da parte delle aziende, «se ora vengono tolte alcune forme di tutela allora deve diminuire anche il costo per le aziende». Mentre per il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, questa ipotesi sarebbe in contrasto con la discussione sulla tutela delle persone: «L'indennità di disoccupazione nel suo apice è al 60% della retribuzione mentre la Cig, sempre al suo apice, è all’80% della retribuzione. Pensate a quale retrocessione ci sarebbe per i contributivi figurativi dei lavoratori».

I prossimi appuntamenti
All’incontro di ieri s’è trattato - anche se in modo più laterale - di incentivi alle assunzioni e trasformazione dei contratti flessibili in standard, questioni che saranno affrontate approfondite nei prossimi incontri già fissati, come quello di giovedì 23 febbraio. Il 1° marzo invece un altro argomento sarà all’ordine del giorno: la flessibilità in uscita.
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