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CANONE speciale Rai: è protesta
L’imposta è richiesta anche per pc, tablet, videofonini. Qualsiasi apparecchio atto a ricevere il segnale tv. I bollettini sono arrivati a migliaia di imprese e liberi professionisti. 

Sono in rivolta artigiani, imprenditori, commercianti, medici di base, veterinari. Un gruppo eterogeneo di professionisti che denuncia da più parti il “canone speciale” richiesto dalla Rai. Sulla base di un regio decreto del 1938, per il quale “chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento dei canone di abbonamento”, sta infatti arrivando, a imprenditori e studi professionali, la richiesta di pagare il canone Tv della Rai. Colpisce, in sostanza, chi abbia computer collegati in rete.

Il canone si paga anche per il Pc?
Lo chiede un’interrogazione ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e finanze dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca: “Non risulta che il Ministero dello sviluppo economico abbia deliberato l’assoggettamento del personal computer al pagamento del canone Tv; nonostante ciò, a partire dal febbraio 2012, numerose aziende e uffici hanno ricevuto una missiva da parte della Rai in cui si richiede il pagamento del canone TV da parte della RAI per la detenzione di “uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive al di fuori dell’ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signage e similari), indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti”.

Le proteste delle imprese
Nel frattempo, il fronte della protesta è sempre più ampio. Rete Imprese Italia (Casartigiani, Confartigianato, Cna, Confcommercio, Confesercenti) protesta contro “l’imposizione del tributo sul possesso non solo di televisori ma anche di qualsiasi dispositivo atto o adattabile a ricevere il segnale tv, inclusi monitor per il Pc, videofonini, videoregistratori, Ipad, addirittura sistemi di videosorveglianza. Come dire che basta avere un computer per essere costretti a pagare una somma che, a seconda della tipologia di impresa, va da un minimo di 200 euro fino a 6.000 euro l’anno”.

Il balzello andrebbe pagato da quasi 5 milioni di aziende italiane. Secondo Rete Imprese Italia “quella del canone speciale Rai è una richiesta assurda perché vengono ‘tassati’ strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un altro onere così pesante e ingiustificato”. La sigla ha inviato una lettera al Governo sollecitando “l’esclusione da qualsiasi obbligo di corrispondere il canone in relazione al possesso di apparecchi che fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari”.

Veterinari e medici di base
In rivolta ci sono i veterinari dell’Anmvi, che ha pronto un esposto all’Autorità Garante delle Comunicazioni per verificare “profili di illegittimità della pretesa tributaria della RAI su tecnologie multimediali, uso della posta elettronica e navigazioni in Internet per le quali si versa già un canone ai gestori di telefonia”.

I medici di base hanno segnalato la vicenda alla loro Federazione, la Fimmg, che ha messo in campo un pool legale e per il momento invita a non pagare. Informa la Federazione dei medici di famiglia: “Ci vengono segnalate da numerosi colleghi richieste da parte della Rai di pagamento di un “canone speciale” per i detentori di apparecchi ‘ atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive … compresi computer collegati in rete…’. Fimmg sta approfondendo il problema con i suoi legali e invita per il momento a non fare alcun pagamento”.

Il no delle associazioni dei consumatori

L’Aduc già denuncia di aver ricevuto centinaia di segnalazioni da parte di studi professionali e aziende sulla richiesta di pagamento del canone tv per chi abbia uno e più computer collegati in rete. “In assenza di una determinazione in tal senso del Ministero dello sviluppo economico che non ci risulta esistere, la richiesta della Rai è illegittima”, afferma l’associazione.

 “E’ peraltro evidente che obbligare un’azienda a pagare un abbonamento TV per il solo fatto di avere dei pc è paradossale – sostiene l’associazione – Primo, perché il computer è uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, e l’inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sul lavoro. Secondo, perché in un momento di grave crisi economica, si andrebbe a colpire d’improvviso il mondo produttivo per un importo superiore al miliardo di euro pur di tener in vita un’azienda, la Rai, gestita secondo il peggiore malcostume italiano”.

Da: Helpconsumatori (http://www.helpconsumatori.it/)
Pubblicato in: Economia e Finanza

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