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Italia, fragile RIPRESA nel 2015

Per l'anno prossimo il Pil si attesterebbe a +0,6%, ma il 2014 chiuderà a -0,4%.  Le stime della Commissione Ue.


Una “ripresa blanda” per il nostro Paese inizierà dal prossimo anno. Con un aumento di Pil (prodotto interno lordo) dello 0,6%, ma il 2014 sarà da dimenticare perché si chiuderà con -0,4%. Un ripresa debole che però  nel 2016 salirà all'1,1%. Insomma, per stare più tranquilli c'è da aspettare. 

La ripresa sarà favorita soprattutto da un aumento della domanda esterna. E' quanto emerge dalle previsioni economiche d'autunno della Commissione europea, nel capitolo dedicato all'economia italiana. Previsioni molto diverse dalle precedenti stime di primavera, diffuse a maggio, che indicavano infatti un incremento del Pil dello 0,6% quest'anno e dell'1,2% il prossimo. Tutto da rifare. Ma vediamo cosa accadrà con inflazione, consumi, lavoro e debito.

L'inflazione rimarrà bassa quest'anno ma lievemente positiva il prossimo anno, spinta dai prezzi più alti delle importazioni: scenderà allo 0,2% nel 2014, salirà allo 0,5% nel 2015 e accelererà fino a toccare il 2,0% nel 2016. Le precedenti stime di primavera indicavano un tasso di inflazione dello 0,7% quest'anno e dell'1,2% il prossimo.

I consumi, rileva l'esecutivo Ue, "dovrebbero beneficiare delle misure di sostegno al reddito" previste nella Legge di Stabilità. E se rischi per la crescita del Pil potrebbero venire da ritardi nella ripresa della domanda esterna, le prospettive di crescita potrebbero invece beneficiare "della positiva attuazione del processo di riforme".

Riguardo al tasso di disoccupazione in Italia si attesterà al 12,6% nel 2014, rimarrà stabile al 12,6% nel 2015 e scenderà lievemente al 12,4% nel 2016. Le precedenti stime indicavano un tasso di disoccupazione al 12,8% nel 2014 e al 12,5% nel 2015.

Sul fronte dei conti pubblici il rapporto deficit/Pil si attesterà al 3% quest'anno, per scendere al 2,7% il prossimo. Nelle precedenti stime si indicava un deficit/Pil del 2,6% quest'anno e un 2,2% il prossimo. Inoltre, rispetto al deficit strutturale, le previsioni indicano un leggero calo tra quest'anno e l'anno prossimo (dallo 0,9 allo 0,8% del Pil) per poi risalire all'1,0% del Pil nel 2016. Le regole europee prevedono una riduzione del disavanzo strutturale di almeno lo 0,5% del Pil. Infine, il rapporto fra debito pubblico italiano e Pil raggiungerà il 132,2% nel 2014, salirà al 133,8% nel 2015 e scenderà al 132,7% nel 2016. Secondo le precedenti stime, il rapporto debito/Pil era atteso al 135,2% quest'anno e al 133,9% il prossimo.

Ma com'è la situazione nel resto d'Europa? Nelle sue previsioni la Commissione europea pronostica “una crescita economica debole per il resto di quest’anno, sia nell’UE che nella zona euro. Per il 2014 nel suo insieme, la crescita del Pil reale dovrebbe raggiungere l’1,3% nell’UE e lo 0,8% nella zona euro, per poi salire lentamente nel corso del 2015, rispettivamente all’1,5% e all’1,1%, trainata da una maggiore domanda interna ed estera.

Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2014 la forchetta dei tassi di crescita nei diversi Stati è ancora ampia: si andrà dal meno 0,7% della Croazia al più 4,6% dell’Irlanda, ma le differenze dovrebbero attutirsi nei due anni successivi. “Nel 2015 e 2016, quando anche l’impatto ritardato delle riforme già attuate dovrebbe farsi sentire maggiormente, tutti i paesi dell’UE dovrebbero registrare una crescita positiva”.

Sostiene Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione europea per la crescita, gli investimenti e la competitività: “La situazione economica e dell’occupazione non sta migliorando con sufficiente rapidità. La Commissione europea si impegna ad avvalersi di tutti gli strumenti e le risorse disponibili per aumentare la crescita e l’occupazione in Europa. Proporremo un piano di investimenti di 300 miliardi di euro per rilanciare e sostenere la ripresa economica. L’accelerazione degli investimenti è infatti il perno della ripresa economica”. A sua volta Pierre Moscovici, Commissario per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, ha dichiarato: “Non vi è una soluzione semplice ed univoca alle sfide che l’economia europea deve fronteggiare. Dobbiamo agire su tre fronti: politiche di bilancio credibili, riforme strutturali ambiziose ed investimenti sia pubblici che privati, un elemento assolutamente necessario. Dobbiamo tutti assumerci le nostre responsabilità, a Bruxelles, nelle capitali nazionali e nelle nostre regioni, per generare una crescita più elevata e dare un effettivo impulso all’occupazione per i nostri cittadini.”

Ultimo aggiornamento: 5 novembre, ore 10.00
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