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MEZZOGIORNO: giù redditi e natalità

Nel 2013 sono 116 mila le persone che hanno lasciato il Mezzogiorno. Un panorama demografico preoccupante.

Un Sud a rischio desertificazione umana e industriale. Con questi termini il Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2014, presentato oggi a Roma, descrive la situazione attuale e futura. D’altra parte basta guardare ai dati sulla situazione economica e sociale del Sud d’Italia per rendersi conto del perdurare del declino di una fetta fondamentale del Paese che si trova ancora in recessione mentre il Centro-Nord timidamente risale. Solo nel 2013 in 116mila hanno scelto di trasferirsi altrove, il tasso di natalità continua a scendere (anche nel 2013 si sono registrati più morti che nati), aumenta l’impoverimento delle famiglie perché manca il lavoro e l’industria continua a soffrire (-53% gli investimenti in cinque anni di crisi, -20% gli addetti).

Pil 2014 -0,4%, Sud -1,5%
Lo Svimez stima per il 2014 un Pil nazionale in calo dello 0,4%. Una previsione più pessimista di quanto stabilito dal Def (-0,3%). Il dato - spiegano dallo Svimez - è il risultato di un Centro-Nord con crescita stabile (0%) e un Sud a -1,5%. Se queste stime saranno confermate, il 2014 sarebbe il settimo anno di recessione del Sud, recessione che - secondo Svimez - dovrebbe confermarsi anche nel 2015 con un Pil meridionale in calo dello 0,7%.

Verso uno stravolgimento demografico 
Anche nel 2013 si conferma il fenomeno già emerso nel Rapporto SVIMEZ dello scorso anno, secondo cui al Sud i morti hanno superato i nati: un risultato negativo che si era verificato solo nel 1867 e nel 1918. Anzi: nel 2013 il numero dei nati ha toccato il suo minimo storico, 177mila, il valore più basso mai registrato dal 1861. Pericolo da cui il Centro-Nord finora appare immune: con i suoi 388mila nuovi nati nel 2013 pare lontano dal suo minimo storico di 288mila unità toccato nel 1987. Il Sud sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%.

Nel 2013 occupati al Sud come nel 1977
Tra il 2008 ed il 2013 delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi. Nel solo 2013 sono andati persi 478mila posti di lavoro in Italia, di cui 282mila al Sud. La nuova flessione riporta il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni, sotto la soglia psicologica dei 6 milioni; il livello più basso almeno dal 1977, anno da cui sono disponibili le serie storiche basi di dati. Il mercato del lavoro italiano continua comunque a deteriorarsi: ancora nel primo trimestre 2014 il Sud ha perso 170mila posti di lavoro rispetto all’anno precedente, contro -41mila nel Centro-Nord. A fronte di una quota di occupati pari a circa un quarto dell’occupazione complessiva, tra il primo trimestre del 2013 e il primo trimestre del 2014 l’80% delle perdite di posti di lavoro in Italia.

Fiscalità di compensazione, rilancio degli investimenti, una politica industriale nazionale specifica per il Sud sono alcune delle proposte la Svimez avanza nel Rapporto. Di fronte all'emergenza sociale con il crollo occupazionale e a quella produttiva, con il rischio di desertificazione industriale, serve una strategia di sviluppo nazionale centrata sul Mezzogiorno con una "logica di sistema" e un'azione strutturale di medio-lungo periodo fondata su quattro strategie di sviluppo tra loro strettamente connesse in un piano di "primo intervento": rigenerazione urbana, rilancio delle aree interne, creazione di una rete logistica in un'ottica mediterranea, valorizzazione del patrimonio culturale.

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