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PLANTARI: quando, dove e  perché usarli

Costituiscono un ausilio estremamente efficace, atto a modulare gli squilibri statici e dinamici dei piedi che hanno perso le proprie caratteristiche funzionali»


L’articolo è tratto dalla Rivista 50&Più numero di ottobre

di Alessandro Mascia

Passata l’estate, stagione di sandali, ciabattine, scarpe aperte e di lunghe passeggiate a piedi nudi in riva al mare, dobbiamo di nuovo rassegnarci alle scarpe chiuse. I piedi sono il nostro punto di contatto costante con il mondo esterno e devono continuamente adattarsi alle caratteristiche del terreno. Le loro articolazioni sono il risultato dell’evoluzione dalla posizione quadrupedica a quella in piedi (bipodalica). Il fatto che una parte così piccola del corpo umano sia formata da ben ventisei ossa, fa capire quanto peculiare sia la sua capacità di adattamento in qualsiasi condizione di appoggio. La sua struttura è prevista per camminare senza calzature anche se la loro invenzione ha reso la vita più agevole. Spesso, però, ha un prezzo caro da pagare, perché la moda impone scarpe scomode che fanno patire dolori per tutta la giornata.

La pianta del piede è dotata di moltissimi recettori sensitivi, che si integrano ed interagiscono in tempo reale con il sistema nervoso centrale elaborando informazioni di posizione, pressione, temperatura e dolore. Tutte le sensazioni che arrivano dal mondo esterno (esterocettive) vengono integrate con la posizione del corpo nello spazio (propriocettive) attraverso molte aree del cervello che elaborano i dati per modulare l’equilibrio e il baricentro. Se il sistema muscolo-scheletrico ha una morfologia equilibrata, tutte le articolazioni lavorano in modo coerente. I piedi e le ginocchia si adattano continuamente per armonizzare il rapporto con il bacino e la colonna vertebrale. Gli arti inferiori devono garantire in ogni condizione (fisiologica o patologica) la possibilità di camminare in una posizione confortevole. I problemi insorgono, invece, nel momento in cui eventuali squilibri meccanici e posturali sono stabili e costanti (come avviene in chi ha una scoliosi, un dorso curvo o una gamba più corta dell’altra, ed anche in chi ha avuto un trauma agli arti inferiori).

I piedi sono formati da archi e volte. Questi sistemi sono indispensabili per distribuire le forze su tutta la pianta del piede. Tanto il piede cavo quanto il piede piatto perdono gran parte della capacità di distribuire il peso del corpo e di assorbimento delle sollecitazioni e degli impatti che arrivano dal terreno. Da un punto di vista funzionale il piede è suddiviso in tre distretti: avampiede, mesopiede e retropiede. Nella dinamica questi tre elementi compiono movimenti rotatori opposti (con un andamento a spirale) che garantiscono la possibilità di poggiare il piede in terra in modo equilibrato, attraverso linee di forza ben precise, durante le diverse fasi del passo. Quando si cammina il primo appoggio del piede deve avvenire nella parte posteriore esterna del tallone, mentre la fase di spinta avviene principalmente sotto l’alluce (testa del primo metatarso). Per migliorare il confort dell’appoggio, i plantari possono essere un ausilio importante. Il loro obiettivo è frapporre un’interfaccia tra piede e scarpa-terreno che moduli gli squilibri statico-dinamici, laddove i piedi abbiano perso le loro caratteristiche funzionali e fisiologiche. Inizialmente i plantari erano di tipo statico e sostenevano in modo passivo gli archi e le volte dei piedi. Negli anni l’evoluzione tecnica e la conoscenza biomeccanica hanno portato a modificarne la progettazione. La priorità delle correzioni riguarda l’aspetto dinamico del piede, per cui si è passati a confezionare dei plantari di tipo dinamico o funzionale. Questi hanno lo scopo di correggere la morfologia del piede, ma anche di scomporre e ridistribuire in modo adeguato le forze ascendenti e discendenti. Nella valutazione dell’utilità del plantare è importante considerare se eventuali condizioni di asimmetria o squilibrio posturale siano congenite o possano essersi strutturate nel tempo. La grande plasticità che caratterizza i sistemi muscolare, scheletrico e fasciale, fa sì che in seguito ad uno squilibrio congenito il corpo cresca e si sviluppi distribuendo i carichi in modo quanto più possibile bilanciato. In questi casi il plantare non è necessario, poiché potrebbe modificare un adattamento biomeccanico che si è affinato dalla nascita per tutto il periodo di crescita scheletrica dell’individuo. Per contro possono godere di un notevole beneficio tutti i casi in cui lo squilibrio posturale si è sviluppato nel tempo, come nell’artrosi o in seguito a fratture oppure in conseguenza di traumi, per cui il corpo non riesce a sostenere le alterazioni morfologiche attraverso dei compensi che spesso causano forti dolori sia della colonna vertebrale che degli arti inferiori.

È sbagliato pensare che il plantare possa essere di aiuto per tutti i problemi articolari. Può essere in molti casi un ausilio estremamente efficace per ricreare un buon appoggio del piede, restituendo degli equilibri funzionali adeguati e bilanciati durante la deambulazione ed anche mentre si pratica una attività sportiva. L’utilità del plantare va sempre valutata da uno specialista di biomeccanica e posturologia e deve essere confezionato da un tecnico ortopedico specializzato. Quest’ultimo, attraverso un’analisi computerizzata del passo e delle zone di appoggio del piede, confezionerà dei plantari specifici per ogni individuo. Laddove siano necessari, inoltre, devono sempre essere utilizzati. Lo squilibrio meccanico non cambia in base ai giorni della settimana o in base alla stagione, l’unica eccezione è ovviamente quando si è a piedi nudi (come avviene al mare). Al contrario non hanno ovviamente alcuna efficacia quando si è seduti per otto ore dietro una scrivania. Devono però essere nostri “compagni di viaggio” quando si sta in piedi o si cammina o si pratica sport. Devono, quindi, poter essere inseriti in tutte le scarpe, che dovranno essere sufficientemente comode per ospitarli.

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