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Truffe al VOLANTE, come difendersi

«Si tratta di raggiri in cui è assai facile cadere vittime. Prima regola: se siete certi di non avere sentito urti alla vostra vettura, diffidate sempre di chi si avvicina chiedendovi risarcimenti. Secondo regola: non cedete, prendete tempo e chiamate le Forze dell’Ordine».


L’articolo è tratto dalla Rivista 50&Più numero di ottobre.

di Paolo Bernardi

In Italia, nel 2012, sono state rubate 115.451 vetture, ben 316 al giorno. Il business criminale che gira intorno al mondo delle automobili ha numeri impressionanti, ma non si ferma al solo furto. C’è un “indotto” ulteriore che si alimenta attraverso una serie di truffe che vanno da quella più comune dei falsi incidenti e dei falsi certificati assicurativi, a quelle più indirette come le cosiddette “truffe dello specchietto retrovisore”. Le cronache locali sono piene di questi episodi: truffe che hanno come obiettivo preferito autisti anziani e soli alla guida. Nel caso dello specchietto, il truffatore fa percepire all’ignara vittima un finto urto che lui stesso ha provocato con una palla da tennis, una mano o, in alcuni casi curiosi e documentati, con il lancio di sostanze gelatinose e appiccicose. Subito dopo si avvicina con la sua auto a quella del malcapitato e, abbinando il rumore al suo specchietto retrovisore rotto, chiede seduta stante il rimborso in contanti del danno subìto.

Una variante consiste nel fingersi pedoni urtati dallo specchietto della vittima, a cui vengono imputati danni vari come la caduta e la rottura di un telefono cellulare, di soldi o chiavi finiti in un tombino o persino danni fisici con sangue finto e ferite già esposte su una mano. Altro raggiro molto comune è quello del “carrozziere”: in una fase di traffico intenso e lento, qualcuno, senza che ve ne accorgiate, vi procura un danno all’auto (una riga, una strisciata, un buco). La fase due prevede l’avvicinamento accompagnato dalla frase: «Ma non ti sei accorto di niente? Ma non vedi che mi hai fatto?», indicando un danno alla sua auto sovrapponibile, più o meno, a quello che vi ha procurato di nascosto. Se voi non vi siete accorti di niente, prendetelo già come un campanello d’allarme. Se poi il tipo vi dice che dovete riparargli il danno, ma lui è un carrozziere e se lo riparerà da solo, basta che “gli sganciate un paio di cento euro, tanto fare denuncia all’assicurazione non conviene”, allora è una vera e propria truffa.

Spesso questi truffatori guidano auto vecchie e malandate e girano portando con sé donne incinte, bambini o, se giovani, belle ragazze. In tutti i casi sono sempre abbastanza minacciosi e assillanti nelle richieste di denaro, disposti ad accompagnarvi ad un bancomat, residenti fuori città quando gli chiedete di attendere l’arrivo di una pattuglia di vigili o di indicare dove sta la loro officina. Proseguendo negli esempi, un’ulteriore variante è il “trucco delle chiavi“. Accade sopratutto nei parcheggi dei centri commerciali, mentre state caricando l’auto. Un tizio si avvicina e vi dice che sotto la vostra auto, c’è un mazzo di chiavi, o un portafoglio o un paio di occhiali. Voi vi premurate di dare un’occhiata e, nel frattempo, il ladro vi ruba ciò che avete lasciato sul sedile dell’auto: quasi sempre borse o borselli. Come difendersi? Prima buona norma è accertarsi che, nel caso qualcuno si avvicini per recriminare un danno da voi procurato, voi siate convinti di non aver sentito niente. Se siete certi di questo, non arrestate la marcia qualora siate in movimento. Se insistono, cercate di avvicinarvi ad un gabbiotto dei vigili, ad un commissariato o ad una stazione dei Carabinieri. Oppure a casa di qualcuno che conoscete come amici o parenti. Non vi avviate in strade poco frequentate o buie. Se siete fermi, cercate di restare in macchina, non accondiscendete alla richiesta di soldi e dite di non avere contanti in tasca. Proponete il Cid o attaccatevi al telefono chiamando la Polizia o la Polizia Municipale, la più competente per l’infortunistica stradale. In ogni caso, non descrivete il vostro come un semplice incidente stradale perché i tempi di attesa potrebbero essere lunghi. Quindi, spiegate bene in che situazioni vi trovate, se siete anziani o soli, fate presente anche la vostra età e descrivete l’insistenza, il tipo di auto e l’aspetto di chi vi chiede soldi o se accade che vi stiano minacciando anche fisicamente. È facile che chi vi importuna, sia conosciuto alle Forze dell’Ordine: l’intervento sarà più rapido. Buona norma è anche prendere la targa dell’auto e fare qualche foto con il telefonino, possibilmente anche del tizio che vi minaccia. L’importante è che mettiate degli ostacoli e che gli facciate perder tempo, cosa che questi tipi non vogliono perché non hanno interesse ad attirare l’attenzione di qualche passante o, peggio ancora, di pattuglie delle Forze dell’Ordine.

Sappiate che questi truffatori contano molto sull’aspetto psicologico della vicenda in cui vi coinvolgono. Si dimostrano sicurissimi di sé e del fatto che siete stati certamente voi a procurare il danno. Vi mettono sulla difensiva, stimolando l’innato senso di colpa che in questi casi si innesca nelle persone oneste e la fretta che vi pervade pur di risolvere la questione. Cercate di mantenere il sangue freddo, di non cedere e di attenervi alle poche regole elencate. Vedrete che il malintenzionato vi lascerà in pace. Nel caso non riusciate a toglierveli di torno, acconsentite ad andare a prendere i soldi che vi chiedono, ma da vostro cugino che lavora nel vicino commissariato. Funziona.
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