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Semipovertà per il 44% dei pensionati

L’Italia non rispetta la Carta sociale europea. Presentato il rapporto Cer – Cupla sul potere di acquisto dei pensionati. Solo a causa del prelievo fiscale le pensioni più basse hanno perso il 4% del loro potere di acquisto.


Le condizioni di disagio sociale e impoverimento dei pensionati negli ultimi anni si sono sempre più aggravate a causa della pressione fiscale e dell’insufficiente adeguamento delle pensioni al costo della vita. L’aumento delle addizionali locali e il mancato recupero del drenaggio fiscale hanno ridotto il potere di acquisto soprattutto per i 7,4 milioni di pensionati, il 44% del totale, che vivono ormai in uno stato di semipovertà con una pensione inferiore a 1.000 euro lordi mensili.

E’ questo il quadro delineato dal rapporto sul potere di acquisto delle pensioni dal titolo “Politiche fiscali, indicizzazione e progressivo impoverimento delle pensioni” realizzato dal CUPLA (Comitato Unitario Pensionati del Lavoro Autonomo) in collaborazione con il CER - Centro Europa ricerche - presentato oggi al Teatro Quirino di Roma. 

Dall’analisi, che tiene conto dei mutamenti delle regole di indicizzazione delle pensioni dalla riforma Dini (1995) ad oggi, emerge che l’impoverimento dei pensionati non è solo un effetto del crescente peso del fisco, infatti: “Il meccanismo di adeguamento annuale del valore delle pensioni all’inflazione non ha protetto né le pensioni di importo basso, né quelle di importo medio e alto”, ha sottolineato Sergio Ginebri del CER presentando i dati principali del rapporto.

L’area del disagio cresce innanzitutto tra i pensionati più poveri, già per il solo effetto del prelievo fiscale, le pensioni più basse hanno subìto una perdita del potere d’acquisto del 4%. Inoltre, le pensioni più basse si collocano oggi oltre tre punti percentuali al di sotto della soglia di povertà assoluta. Un divario determinatosi interamente negli ultimi dieci anni. Ma anche “le pensioni al di sopra dei 1.500 euro non godono più di un recupero pieno dell’inflazione. La perdita che ne consegue rispetto all’andamento dei prezzi al consumo è consistente, risultando compresa fra il 2 e il 7%”. Il ridimensionamento del potere d’acquisto è stato particolarmente pronunciato nel 2010-2013, ossia nel pieno della crisi economica. In futuro, le misure introdotte con la legge finanziaria 2014 accentueranno ulteriormente la perdita di valore delle pensioni.

A fronte di tale situazione,  le soluzioni che il CUPLA propone al Governo a nome degli oltre cinque milioni di pensionati rappresentati, sono state illustrate dal presidente nazionale, Renato Borghi. In primo luogo c’è la necessità di intervenire sulle pensioni  basse. “Il nostro Paese – ha detto il presidente Borghi – non adempie ai suoi impegni con l’Europa. La Carta sociale europea che abbiamo sottoscritto nel 1961, riconfermata nel 1996, stabilisce come tetto minimo il 40% della media del reddito nazionale, cioè 650 euro mensili. Ma ci sono ancora oltre 2 milioni di pensionati che percepiscono meno di 500 euro al mese. Occorre mettere mano a questa situazione che è ormai intollerabile”.

Per difendere le pensioni, soprattutto quelle più basse, per il CUPLA è necessario  rivedere il meccanismo di indicizzazione che tenga conto anche del costo dei servizi sanitari, delle case di cura, delle spese di accesso al servizio sanitario nazionale. Spese che colpiscono i pensionati in misura maggiore che non il resto della popolazione.

Il bonus di 80 euro mensili, previsto per i soli lavoratori dipendenti con retribuzione mensile fino a 1.500 euro, deve essere esteso anche ai pensionati a partire dalle fasce più basse di reddito. “Limitare l’intervento ai soli lavoratori dipendenti è una misura ingiusta e non in linea con l’obiettivo dichiarato dall’Esecutivo di sostegno sociale e di rilancio dei consumi”, ha precisato Borghi. Peraltro ciò allargherebbe la forbice già esistente tra lavoratori e pensionati sulla quota di reddito esentata da tassazione (no tax area). Ecco perché il CUPLA ritiene che per ristabilire un minimo di equità e giustizia sociale non sia più differibile l’ampliamento della no tax area ad almeno 13.000 euro (importo pari a due volte quello del trattamento minimo annuo delle pensioni Inps).

Infine, il CUPLA chiede a Governo e Amministrazioni locali di prevedere detrazioni ai fini del pagamento della Tasi per gli anziani che abitano soli nella casa di proprietà ed abbiano redditi al di sotto del doppio del trattamento minimo (13.000 euro) se singoli o del triplo del trattamento minimo (19.500 euro) se in coppia, e di escludere dall’imposta gli anziani non autosufficienti o ricoverati in case di riposo.

“Oggi, ancora una volta, il governo ha dimostrato la sua scarsa attenzione verso le associazioni di rappresentanza, i corpi intermedi, visto che non c’è nessun rappresentante dell’esecutivo nonostante i nostri numerosi solleciti”, ha sottolineato il presidente Borghi. “Questo è un comportamento sbagliato perché non ascoltare le associazioni significa perdere il contatto con la realtà. Ma noi andremo avanti lo stesso e faremo tutto il necessario per farci ascoltare”.

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