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PENSIONATI sempre più poveri

«Negli ultimi 15 anni il potere d’acquisto delle pensioni ha subito una diminuzione del 30%. Le iniziative e le proposte di 50&Più e Cupla».

di Gianni Tel - 50&Più

Il grido di allarme lanciato alle attuali forze politiche dalla nostra Associazione 50&Più insieme al Cupla (Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo) è contenuto in un’apposita ricerca commissionata al Cer (Centro Europa Ricerche).

L’indagine, che verrà prossimamente presentata alla stampa e al pubblico, offre spunti di grande attualità e costituisce una importante base di riflessione e proposte. Si è ben coscienti delle difficili scelte che il Governo deve compiere per reperire le risorse necessarie e rispettare i parametri di stabilità finanziaria imposti dall’Unione Europea, ma è anche indispensabile che nei processi di determinazione delle future politiche economiche si tengano nella dovuta considerazione anche i pensionati e gli anziani più in generale, come fruitori del sistema di sicurezza sociale, così come i cittadini che muovono un’importante fetta dell’economia nazionale. Senza la ripresa economica e lo sviluppo è difficile avere una base solida di Welfare, ma è altrettanto vero che l’economia non riparte se la parte meno agiata, e più numerosa, dei cittadini resta senza capacità di spesa. Gli anziani sono tra le categorie che più hanno pagato gli effetti della crisi.

I loro trattamenti pensionistici hanno perso progressivamente valore rispetto al reale costo della vita (anche a causa dei blocchi della rivalutazione automatica) e i loro redditi hanno scontato il peso di un fisco più aggressivo a livello locale. Ma anche l’aumento dei costi per la sanità - a cui come noto gli anziani sono costretti a ricorrere più ampiamente rispetto ad altre fasce di cittadini -, la diminuita disponibilità di prestazioni sociali da parte delle Amministrazioni locali e l’aumento dei costi dei servizi pubblici ne hanno eroso le disponibilità economiche e li hanno spinti sempre più ai margini della società. In estrema sintesi sono queste le proposte che si avanzano.

» Potere di acquisto pensioni
Il potere di acquisto delle pensioni ha subìto negli ultimi 15 anni una diminuzione del 30%. I dati della ricerca del Cer evidenziano che alla perdita di potere di acquisto delle pensioni, in misura crescente in funzione dell’importo, si somma anche l’effetto del fiscal drag monetario.

Si avverte, quindi, la necessità assoluta di un meccanismo specifico di rivalutazione automatica delle pensioni che tenga conto di una doppia indicizzazione, non solo in base alle variazioni dei prezzi (definendo uno specifico “paniere” per gli anziani, che includa i generi per loro di prima necessità), ma anche in base alla variazione della massa delle retribuzioni lorde di contabilità nazionale (aggancio alla dinamica salariale).

» Pensioni basse e povertà
In Italia quasi la metà dei pensionati, circa 7,4 milioni, il 44% per cento del totale vivono in una condizione di semipovertà, in quanto hanno redditi da pensione per un importo mensile inferiore a 1.000 euro lordi.

Tra queste, sono circa 2,2 milioni le pensioni erogate dall’Inps non superiori al livello minimo, che è di 500 euro mensili. Si pone, quindi, da una parte la necessità di un adeguamento dell’importo minimo di pensione alleviando le condizioni di assoluta povertà in cui versa una parte importante dei pensionati e, dall’altra parte, agire sui meccanismi fiscali per ridare un po’ di capacità di spesa ai pensionati.

Nello specifico la proposta è di adeguare, seppur gradualmente, i trattamenti minimi di pensione al 40% del reddito medio nazionale - cioè da 500 euro a 650 euro mensili - ed ampliare la “No tax area” ad un importo pari a due volte quello del trattamento minimo annuo delle pensioni dell’Inps (circa 13.000 euro).

»Riequilibrare la pressione fiscale
Oltre alla riduzione del cuneo fiscale già prevista solo per i lavoratori dipendenti, che con una retribuzione mensile di 1.500 euro hanno recuperato 80 euro mensili in più, è necessario ridurre la pressione fiscale anche ai pensionati. Si ritiene che limitare l’intervento ai soli lavoratori dipendenti sarebbe una misura davvero ingiusta e assolutamente non in linea con l’obiettivo dichiarato dall’Esecutivo di sostegno sociale e di rilancio dei consumi. Peraltro ciò allargherebbe la forbice che già esiste tra lavoratori e pensionati sulla quota di reddito esentata da tassazione (No tax area).

Se poi si guarda a quanto avviene nel resto dell’Europa, il trattamento fiscale dei nostri pensionati risulta pesante e punitivo. Il confronto in pratica non esiste: su una pensione, ad esempio, pari a 1,5 volte il trattamento minimo (9.750 euro lordi annui) il pensionato italiano paga le imposte (che decurtano di oltre il 9% la sua pensione), mentre altrove (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) non è previsto alcun prelievo.

Occorre dunque ridurre la pressione fiscale anche sui pensionati privilegiando le fasce basse di reddito. In aggiunta sarebbe opportuno diminuire il peso degli adempimenti a carico dei contribuenti, mettere in campo nuovi strumenti per colpire l’evasione e l’elusione fiscale, gli sprechi di spesa, la corruzione e le tante ruberie, l’economia criminale e mafiosa.

»Imposizioni sulla casa

La proposta della nostra Associazione 50&Più insieme al Cupla è di prevedere detrazioni ai fini del pagamento dell’Imu per gli anziani che abitano soli nella casa di proprietà ed abbiano redditi al di sotto del doppio del trattamento minimo se singoli o del triplo del trattamento minimo se in coppia, ed escludere dall’imposta gli anziani non autosufficienti o ricoverati in case di riposo.

Le richieste al governo: ripartizioni eque e nuove ricchezze
I provvedimenti, di cui abbiamo trattato, stanno comportando un duro sacrificio per i pensionati. È tempo, ed è urgente adesso, che cessi l’insensibilità politica e si spenda grande attenzione per i nostri anziani, visto che quote sempre più estese stanno scivolando verso una condizione di preoccupazione, scoraggiamento e di povertà inaccettabile. “Adeguarsi all’Europa” viene inteso, in Italia, nel senso dell’esigenza di ridurre il Welfare. Ma la realtà è molto diversa. Nell’altra Europa la potatura del Welfare avviene a partire da un albero enorme, al cui confronto nel nostro Paese abbiamo una misera pianticella.

Oggi, una cosa deve essere chiara a tutti: i pensionati italiani hanno abbondantemente già dato. L’impegno richiesto all’attuale Governo è quello di legiferare con grande equità e giustizia nella ripartizione dei sacrifici. È importante porsi ben altri obiettivi: non più politiche pseudo-distributive ma è necessario creare nuove ricchezze, altrimenti non ci sarà più nulla da distribuire.
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