Anni di ricerca per giungere ad un vaccino che sembra dare finalmente risposte immunologiche. Servirà ancora qualche tempo, ma la strada pare essere quella giusta.
Forse è presto per cantare vittoria, ma negli ultimi giorni una notizia è rimbalzata sul web, anche se offuscata dalla situazione generale del Paese. La soluzione ad una delle patologie che maggiormente preoccupa la società moderna, il morbo di Alzheimer - i cui costi sono altissimi sia dal punto di vista socio-sanitario che da quello degli oneri lavorativi, psicologici e relazionali come dimostra il rapporto Censis I costi sociali ed economici della malattia di Alzheimer: cosa è cambiato? La soluzione però potrebbe essere vicina: un vaccino messo a punto da un gruppo di ricercatori del Cnr (Consiglio Nazionale Ricerche) sarebbe in grado di innescare una risposta difensiva contro la malattia.
Una luce di speranza
Si chiama (1-11) E2 e non è il nome di un automa, ma di un vaccino capace di attivare una risposta immunitaria contro il “beta-amiloide”, un peptide che accumulandosi nel cervello procura danni alle capacità mnesiche e cognitive. A tenerlo a battesimo sono stati due istituti napoletani del Cnr: l’Istituto di genetica e biofisica (Igb-Cnr) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr), con una pubblicazione anche sulla rivista Immunology and Cell Biology.
Una proteina “chimerica”
Viene definita così la molecola del vaccino, ottenuta dalla fusione di due proteine diverse costituite da un piccolo frammento del peptide beta-amiloide, coinvolto nell’Alzheimer, e da una proteina batterica. Nei test effettuati in provetta la sostanza si auto-assembla formando una struttura simile a un virus per forma e dimensioni.
Come funziona
“Il vaccino (1-11) E2 - spiega Piergiuseppe De Berardinis dell’Ibp-Cnr - induce la produzione di anticorpi, questi ultimi si legano al peptide che causa la malattia, favorendone così l’eliminazione. Ora stiamo lavorando sui ‘carrier’, molecole o micro-organismi utili a convogliare la risposta immunitaria sui bersagli desiderati”. “Attualmente - prosegue De Berardinis - si ricorre ampiamente ai vaccini per prevenire le malattie infettive, ma anche una patologia come l’Alzheimer potrebbe essere prevenuta o curata mettendo in atto un processo simile”.
Uno studio che viene da lontano
Da 10 anni i ricercatori di tutto il mondo battono la strada della prevenzione, anche se le iniziali sperimentazioni di un vaccino contro l’Alzheimer, oltre ad accendere le speranze, hanno evidenziato da subito gravi effetti collaterali. Il bagaglio di esperienze accumulate è stato fondamentale per creare una molecola con rischi minimi per l’organismo e per ottimizzare l’efficacia terapeutica. La sperimentazione è ancora nella fase pre-clinica, ma si sa già che ha le proprietà immunologiche desiderate. Il passo successivo sarà testarlo in altre condizioni di laboratorio.
Gli architetti della molecola
Oltre a De Berardinis, hanno partecipato alla realizzazione di questa importante scoperta anche altri esperti del Cnr: Antonella Prisco, Diana De Falco, Antonella Caivano. Tra gli autori dello studio pubblicato su Immunology and Cell Biology ci sono anche Francesca Mantile, Carla Basile e Valeria Cicatiello, tutte studentesse che elaborano la tesi all’Igb.