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Le iniquità per gli AUTONOMI

Dalla quattordicesima all’età pensionabile di vecchiaia, dalla pensione anticipata agevolata agli assegni al nucleo familiare. L’impegno di 50&Più per colmare queste “discrepanze”.


di Gianni Tel, 50&Più

Insieme alla cosiddetta quattordicesima (vedi Tab. A), altre gravi iniquità sono previste dall’attuale normativa verso i pensionati autonomi malgrado l’importanza del ruolo sociale ricoperto ed il loro peso anagrafico.

Per questo la nostra associazione 50&Più insieme al CUPLA (Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo) ha lanciato un forte grido di allarme all’attuale Governo proponendo, in un apposito documento, le priorità di intervento per tutti i pensionati ed evidenziando le iniquità per quelli autonomi.


Nota bene: per avere l'intero ammonatre non bisogna superare per il 2013 il reddito complessivo individuale fino a 9.767,16 euro. Se il reddito personale sia di poco superiore ad esso, la somma aggiuntiva viene ridotta in proporzione e fino ai valori dei limiti di reddito indicati in tabella.

L’età pensionabile di vecchiaia più elevata per le lavoratrici autonome
La riforma “Fornero” in luogo delle precedenti ipotesi di pensioni di vecchiaia, dal 2012 ha previsto un solo trattamento pensionistico che si consegue con un minimo di 20 anni di contributi versati ed una età, così come indicato in Tab. B, dove è prevista una  evidente discriminazione tra lavoratrici dipendenti ed autonome dal 2012 fino a tutto il 2017.

Le lavoratrici dipendenti del settore privato possono conseguire il trattamento di vecchiaia, se più favorevole, con un età anagrafica non inferiore a 64 anni, qualora abbiano maturato entro il 31 dicembre 2012 un’anzianità contributiva di almeno 20 anni e, alla medesima data abbiano conseguito una età anagrafica di almeno 60 anni.

Tale regime agevolato di accesso al sistema pensionistico ha escluso le lavoratrici autonome in possesso degli stessi requisiti. Ciò è discriminatorio visto che, a parità di requisiti, per una categoria  è stato previsto un regime agevolato, e per le lavoratrici autonome è stato negato.

Pensione anticipata agevolata non prevista per i lavoratori autonomi (uomini e donne)
La riforma “Fornero” ha previsto dal 2012 nuove regole  per l’accesso al pensionamento anticipato  (già pensione di anzianità vedi Tab. C).
Per i lavoratori dipendenti (uomini e donne ) del settore privato è stato introdotto uno speciale regime agevolato a questo trattamento pensionistico.  Detti lavoratori con  un’anzianità contributiva di almeno 35/36 anni entro il 31 dicembre 2012 e  che hanno raggiunto i precedenti requisiti  pensionistici con un’età  pari rispettivamente a 60/61 anni, possono conseguire il trattamento di pensione anticipata a non meno di  64 anni.
Tale regime agevolato ha escluso i lavoratori autonomi in possesso dei  medesimi requisiti: un’altra discriminazione.

Gli assegni al nucleo familiare per i pensionati ex lavoratori autonomi
Ai pensionati ex lavoratori autonomi viene corrisposta, per il familiare a carico, un’aggiunta di famiglia pari a euro 10,21 mensili, a differenza dei pensionati ex lavoratori dipendenti a cui è  riconosciuto l’assegno al nucleo familiare.
E’  una  discriminazione che vede i primi ricevere assegni familiari di importo cinque volte inferiore a quello erogato ai pensionati ex lavoratori dipendenti.
La parificazione  non comporta grandi spese aggiuntive ed è coerente con un disegno di eguaglianza dei cittadini. Peraltro, la legge finanziaria 2007, aumentando l’intervento della fiscalità generale per il pagamento dell’assegno al nucleo ai lavoratori dipendenti e loro pensionati, ha  acuito questa disparità.

Una impostazione preconcetta
E’ questa una impostazione preconcetta che differenzia ancora una volta il lavoro autonomo da quello dipendente.
Ogni discriminazione basata sull’appartenenza a categorie lavorative durante la vita attiva  è contraria all’articolo 3 della Costituzione, ma è soprattutto errata sotto il profilo della giustizia sociale, perché quella del pensionato è una condizione sociale del cittadino e non una categoria.
Occorre prendere atto che i diritti della popolazione anziana riferiti a questi aspetti non costituiscono più solo un settore parziale della  vita pubblica, ma ne rappresentano in qualche modo un profilo centrale che riguarda direttamente la natura stessa della democrazia contemporanea.
Questi problemi sono molto seri e non più dilazionabili.
E’ importante che gli attuali governanti, capiscano che tutti i pensionati,  con i propri  valori, con le proprie identità e  le proprie certezze sono e saranno sempre una realtà sociale da  considerare.




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