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Alla ricerca del SUONO perduto

«Ticchettii, bip e clic che appartengono a un tempo lontano ma non troppo. Sono le note inconfondibili di una macchina da scrivere, di un vecchio cellulare o di un registratore a cassette che ora un museo on line vuole salvare dall’oblio. Insegnandoci, inoltre, che anche le cose hanno una voce e che dovremmo ascoltarla»

 
Articolo tratto dalla Rivista 50&Più, numero di giugno
di Giovanna Dall'Ongaro











Estraete dalla libreria un volume a caso della prestigiosa opera enciclopedica rilegata in pelle che presidia indisturbata da anni i primi tre scaffali del mobile. Adagiatelo su uno sfondo bianco e scattate un primo piano del frontespizio, poi immortalate il dorso e infine il retro. Ora, mentre girate rapidamente le pagine simulando la consultazione dell’imponente tomo, registrate il fruscio della carta che passa sotto le vostre dita ansiose di scovare la voce desiderata.

L’invito viene dagli ideatori del portale Conservethesound.de, un originale archivio on line dei suoni scomparsi o in via di estinzione, dove scorrono le immagini di famigliari oggetti accompagnati dal loro inconfondibile tocco sonoro: il ticchettio della macchina da scrivere, l’estenuante lamento di una ghiera del telefono, il cigolio del finestrino di un’auto che si abbassa di un centimetro a ogni giro di manopola, l’accartocciarsi di una mappa stradale che fatica a ritrovare il formato originale, i sonori “clic” di un registratore per cassette.

La sfida lanciata dagli autori del sito, due designer tedeschi dello Studio Chunderksen, è aperta a tutti i frequentatori del Web: basta tuffarsi in un passato non troppo lontano, ripescare dalla memoria le tonalità che facevano da sfondo ad alcuni gesti quotidiani, ridare voce a quegli oggetti, registrarla e, allegando una foto, spedire il file all’indirizzo indicato.

E così, accanto a un macinino da caffè, a un chiassoso frullatore o ad un’anacronistica console per videogiochi che emette strani gemiti, potrebbe comparire anche il nostro pesante dizionario fuori formato e fuori moda.

Sì, perché un mondo separa Google dalla “vecchia” Treccani e le differenze si fanno sentire, letteralmente. Un conto è sfogliare le pagine di un libro, un altro digitare parole su una tastiera, e la distanza tra le due operazioni è - chi lo avrebbe detto - anche una questione di acustica.

Il progetto “Conservethesound”, al di là del lavoro di archiviazione, contiene una proposta alquanto nuova: ci invita ad ascoltare “la voce delle cose” e a rivalutare l’aspetto sonoro delle nostre abitudini quotidiane. Per dare il giusto peso, insomma, ai particolari toni, timbri e melodie che rendono unici gli oggetti e che dovrebbero ricevere in fase di progettazione la stessa attenzione riservata ad altre caratteristiche.

Almeno così la pensa l’architetto Patrizia Scarzella - che ha insegnato all’Università La Sapienza di Roma, all’Università degli Studi di Genova e all’Estonian Academy of Arts di Tallinn -, curatrice insieme a Marco Ferreri di una mostra al Triennale Design Museum di Milano intitolata Oggetti sonori. La dimensione invisibile del design.

Che ruolo ha il suono negli oggetti della vita quotidiana?

L’udito è uno dei nostri principali sensi e in quanto tale entra in gioco continuamente. Nella società moderna, però, tendiamo a trascurare la dimensione sonora degli oggetti, perché siamo avvolti da troppi rumori che ci portano ad avere una concezione distorta del suono. Ci immaginiamo che tutto il suono sia rumore, mentre il suono delle cose può essere anche piacevole e a volte addirittura utile.

In quali casi il suono di un oggetto può rivelarsi utile?

Prendiamo, per esempio, il motore silenzioso delle auto elettriche. Sappiamo bene che nelle nostre trafficate città sentire un’auto arrivare può essere fondamentale per attraversare la strada in sicurezza. Ecco, in questo caso il silenzio comporta un rischio, la mancanza di suono di questo oggetto è una perdita e non una conquista. Questo esempio ci porta a considerare la necessità di un cambiamento di prospettiva nel design.

In che senso?

Nel senso che piuttosto che eliminare il suono, si può pensare di renderlo piacevole. Facciamo un altro esempio. Le aziende produttrici di armadi si sono affannate per anni a cercare di rendere silenziosa la chiusura degli sportelli. La filosofia di allora imponeva di azzerare il rumore meccanico. Il nuovo design, invece, cerca una strada alternativa: rendere piacevole quel suono. Per troppo tempo il design ha dato importanza quasi esclusivamente all’aspetto visivo dei prodotti trascurando la dimensione invisibile, come quella sonora.

Rumori che vanno e rumori che vengono. Quali i suoni del passato e quali quelli del presente?

Il passaggio alla digitalizzazione ha provocato grandi cambiamenti sonori. In alcuni casi, però, chi ha progettato i nuovi dispositivi ha volutamente mantenuto suoni antichi. Pensiamo al “clic” della macchina fotografica digitale molto simile al suono emesso dal pulsante di un antico apparecchio analogico. Questo suono è stato riprodotto nell’era digitale per due motivi: innanzitutto perché è utile, dal momento in cui avverte che la foto è stata scattata, ma in secondo luogo anche per mantenere vivo il legame con un oggetto del passato di cui si mantiene una memoria acustica. Si è capito cioè che le cose devono dare emozioni e le emozioni passano attraverso i sensi, l’udito, la vista, il tatto, l’olfatto e il gusto.

Sappiamo l’effetto che l’odore della madeleine aveva su Proust. Ma noi comuni mortali abbiamo la stessa sensibilità?

Nelle società primitive alcuni sensi come l’olfatto sono molto più sviluppati. Nella nostra società, invece, ci accorgiamo di questo senso - come nel caso dell’udito - solo in momenti negativi quando siamo in presenza di cattivi odori. In occasione della Triennale a Milano abbiamo esposto alcuni bellissimi sgabelli di bambù la cui principale caratteristica era il gradevole profumo che emanavano. Entrando nella stanza il primo senso stimolato nei visitatori era l’olfatto. Questo per dire che il valore di un oggetto non è dato solo dal suo aspetto fisico. Un grande designer come Bruno Munari lo aveva già capito quando nei suoi allestimenti imponeva la sua inusuale regola “vietato non toccare”.

E noi aggiungiamo “vietato non ascoltare”.

I SUONI SCOMPARSI
Ecco alcuni oggetti “conservati”
nel museo on line “Conservethesound”


 Agli albori del 3D - GAF View-Master

 

Cartoline di Paesi esotici, scene tratte da film, immagini scientifiche.
Tutto in tre dimensioni. Ecco cosa promettevano gli occhialoni rossi della GAF: bastava guardare dentro e cominciare a fantasticare.
Ma il visore stereoscopico aveva anche un suo caratteristico suono che segnava il passaggio da un’immagine all’altra, o meglio, da un sogno al successivo.

Il telefono di Derrick - Telephone Set (FeTAp) 79

 

Altri tempi, altri ritmi. L’ispettore Derrick non aveva tasti da schiacciare nervosamente per telefonate urgenti, né tanto meno schermi touch da sfiorare per fare partire una chiamata di emergenza. La sua ansia di comunicare alla vedova di turno il nome dell’assassino del marito doveva rispettare i tempi estenuanti della rotella di un telefono analogico. Un numero con prefisso si prendeva mezza puntata. Solido come nella migliore tradizione teutonica, il telefono prodotto in Germania dalle Poste Federali nei primi anni Settanta poteva essere aggiustato e le sue componenti sostituite.




 

Più forte ti scriverò - Olivetti Dora

 

Il battito sonoro dei tasti di una Olivetti Dora del 1965 sembrano colpi di martello paragonati al leggero ticchettio di una tastiera odierna. All’epoca era l’avanguardia con le sue due opzioni di colore per l’inchiostro, rosso e nero, e con l’avvolgimento automatico del nastro quando si giungeva al bordo della pagina, con il tasto di blocco per le maiuscole e quello per poter retrocedere di un carattere.

Una conchiglia firmata Apple - Computer Apple iBook Tangerine

 

La prima generazione di portatili della Apple nasce il 21 luglio 1999. Tutti gli iBook erano basati
sul processore PowerPC 750 (“G3”). Avevano una particolare forma a conchiglia ed erano disponibili in due colori Blueberry (blu chiaro) e Tangerine (arancione).




 


QUALCHE CELEBRE RUMORE


 «Non si bada solo alle forme. Nella progettazione di prodotti destinati alla vendita conta sempre di più anche il suono. Dell’aspetto acustico del marketing si occupano i sound designer, incaricati di rendere gli oggetti piacevoli anche all’orecchio. Ecco alcuni suoni che sono stati addirittura brevettati»


Apple
Il suono che ascoltiamo all’accensione di un computer Apple è brevettato. Si tratta di una cortissima melodia in fa diesis composta da Jim Reekes nel 1991 e depositata all’Ufficio Brevetti statunitense.


Ducati
Ci hanno messo un po’, ma alla fine gli ingegneri della nota casa motociclistica sono riusciti a convincere i pignoli esperti dell’Ufficio Brevetti statunitense a certificare che il rombo della loro “dueruote” è unico al mondo. E hanno ottenuto il brevetto. Diffidate delle imitazioni.

Bollitore Alessi
Lo storico bollitore disegnato da Richard Sapper emette un fischio che ricorda il suono dei battelli a vapore lungo il Reno. Ebbene, quel sibilo è coperto da copyright.



Intel

I tre secondi di avvio di un processore Pentium sono un efficace segno distintivo del prodotto e, ovviamente, sono coperti da copyright.


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