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Social STREET, dal pc alla strada

«Se pensate che i Social Network ci stiano conducendo all’isolamento e all’abbandono dei rapporti umani, vi sbagliate. C’è chi li usa non tanto per colmare distanze di chilometri ma di metri, fondando gruppi legati alla strada in cui si abita per conoscersi, promuovere iniziative, aiutarsi, cooperare. È il fenomeno delle Social Street».

Articolo tratto dalla Rivista 50&Più, numero di maggio
di Romina Vinci


Passare dal virtuale al reale, utilizzando i Social Network per colmare le distanze. Non di Continenti, bensì metri, una manciata di metri, quelli che ci separano dal vicino di casa. È questa la rivoluzione delle Social Street, l’ultimo fenomeno che si è sviluppato in Internet ma si è realizzato in strada. Partito proprio da quelle grandi città nelle quali ormai si vive da perfetti sconosciuti, anche sullo stesso pianerottolo, questo desiderio di tornare a sentirsi parte di una comunità reale e vicina sta prendendo sempre più piede nella nostra Penisola

L’idea, apparentemente banale, è venuta a Federico Bastiani, un giornalista che da Lucca si è trasferito a Bologna, non troppo lontano da Piazza Maggiore: «Volevo costruire dei rapporti di fiducia, ma lavorando tutto il giorno e non frequentando né palestre né corsi, come potevo fare?». Federico cercava amici per sé e anche per suo figlio: «A volte sentivo altri bambini piangere dalle finestre, come fare per avvicinarli?». Così Federico ha aperto su Facebook il gruppo Residenti in Via Fondazza e ha sparso nel quartiere un po’ di volantini, invitando tutti i vicini ad iscriversi. La risposta è stata celere ed immediata, tanto che in pochissimo tempo Via Fondazza è diventata un esempio da seguire ed imitare. «In una strada di duemila persone oggi novecento sono iscritte al gruppo», racconta soddisfatto Federico. C’è chi ha chiesto aiuto per un trasloco o una ristrutturazione, chi ha trovato vicini disposti a condividere la rete internet, chi si è proposto come baby sitter o tuttofare, chi è venuto a conoscenza  di sconti e offerte particolari nel quartiere e tante altre informazioni utili da condividere. Ma non solo a Bologna, la “Socialstreetmania” è dilagata a macchia d’olio, tanto che su www.socialstreet.it sono mappate le “strade sociali” sparse sullo Stivale. Ogni strada ha un suo gruppo chiuso su Facebook, un punto d’incontro virtuale che fa da ponte ad una socialità finalmente ritrovata.

I numeri che questo fenomeno ha generato in pochissimi mesi (basti pensare che il gruppo Via Fondazza è stato aperto nel settembre 2013), la dicono lunga sulla sua enorme potenzialità: 8.000 persone e 180 Social Street che, oggi, con il motto “Dal virtuale al reale”, stanno riuscendo a scardinare il muro di quel mondo parallelo generato dallo schermo di un computer o di uno smartphone.
Certo che la diffidenza rimane un macigno grande da abbattere, ma la barriere pian piano cadono, anche nelle grandi metropoli. A Milano, ad esempio, il gruppo Residenti in Via Maiocchi conta oggi oltre 700 membri. C’è molto fermento sulla loro bacheca virtuale: chi cerca un professore per ripetizioni, chi ha bisogno di un dentista, chi si accorda per condividere l’abbonamento a Internet e spendere meno, facendo sharing (condivisione) con il pianerottolo, chi organizza gruppi per fare jogging al parco in compagnia. «L’idea è che ognuno si organizzi per nuclei di interessi, c’è un forte desiderio di ricreare una comunità, la gente ha voglia di fare cose e di farle insieme ai suoi vicini di casa», spiega l’ideatrice del gruppo, Lucia Maroni.

Anche la Capitale non si è mostrata immune a questo welfare alternativo. «Per far sì che il gruppo funzioni è indispensabile tornare a vivere il quartiere in strada, e non limitarsi ad osservarlo dalla finestra della propria camera», racconta Annamaria Pompili, 30 anni, consulente di comunicazione a capo della Social Street Via Gattamelata, nella periferia est di Roma.

Certo, il passaggio dal virtuale al reale non è affatto scontato, come dimostra il gruppo Residenti in Piazza San Giovanni Laterano: su Facebook più di un centinaio seguono le dinamiche del quartiere, ma alle iniziative reali coloro che si presentano, si contano sulle dita di una mano: «Il primo evento è stata una pulizia “simbolica” della nostra via Boiardo, ed eravamo soltanto in tre armati di scopa, guanti e porta immondizia», racconta Chiara Segrado, 38 anni, friuliana trapiantata a Roma da sette anni. Un’altra iniziativa è stata la visita ad una mensa per i poveri che si trova sulla stessa strada. Ha partecipato anche la signora Fulvia: «Ottimo risultato - scrive sul gruppo - visto che abito in questa via da 27 anni e non ci ero mai entrata. E ho conosciuto Giovanna, Chiara, Mirko, Cecilia e una vicina di Giovanna. Anche questo è un ottimo risultato: abitiamo tutti nel raggio di 200 metri e non ci eravamo mai incontrati. Abbiamo scoperto di avere tante cose in comune. Ad majora, dunque». Ad majora!  

DA VIA FONDAZZA ALLA CONQUISTA DEL MONDO

Luigi Nardacchione è uno dei fondatori del gruppo Via Fondazza, il primo modello di Social Street al mondo.

Avreste mai immaginato un successo di tale portata?
Assolutamente no, ma nell’aria c’era troppa richiesta di socialità e siamo riusciti a raccoglierla.

Perché il paradigma sperimentato a Via Fondazza è diventato così popolare?
Anzitutto non siamo partiti da una teoria, ma dalla pratica. Il gruppo è nato da una necessità concreta: il bisogno di avere dei vicini disposti ad aiutarsi tra loro. Volevamo superare quell’incapacità di salutare il nostro dirimpettaio di casa. Ognuno di noi ha così deciso di investire un po’ del suo tempo nella conoscenza delle persone che abitavano nella stessa strada, ed in questo modo siamo riusciti a ribaltare il paradigma alla base dei social network, che per una volta non sono serviti per conoscere persone lontane bensì vicine.

Via Fondazza sta varcando anche i confini nazionali, vero?
Sì, sono nate Social Street a Lisbona, a Santiago del Cile, a Rio de Janeiro, in Croazia e persino in Nuova Zelanda.

Qual è la formula magica?
Ci siamo appropriati del quartiere, siamo riusciti a creare un senso di appartenenza territoriale, capace di andare oltre le differenze di classe sociale, oltre la fede calcistica o il credo politico. Qui non ci sono italiani o extracomunitari, siamo tutti “Fondazziani”!

ALCUNE INIZIATIVE DA NORD A SUD

BOLOGNA - Ritratti di quartiere
Si è svolta dal 15 al 28 febbraio scorso la mostra I Volti di Via Fondazza, realizzata in collaborazione con Leica Camera Italia. L’intento era quello di creare una memoria storica del quartiere, ma anche un’opportunità di incontro tra tutti gli abitanti. Per realizzare quest’iniziativa nel dicembre 2013 sono stati realizzati due shooting (scatti) fotografici in strada, e tutti i residenti sono stati invitati a farsi ritrarre. Italiani, arabi, africani, sguardi accesi, vivi, stanchi… i “Fondazziani” non si son fatti pregare e son accorsi numerosi per mettersi in posa. Una mostra on the road, che è stata in grado di abbattere molte barriere.

FINALE LIGURE (Savona) - trasloco “social”

Lara doveva traslocare nel centro di Finale Ligure, così ha deciso di chiedere aiuto ai suoi vicini. L’appuntamento era alle 19.30. Solo tre si presentano in orario, ma non si danno per vinti ed iniziano a caricare gli scatoloni più leggeri. Poi man mano il gruppo cresce, formando una catena di persone che, dall’ultimo piano, si passano i carichi di man in mano. Quando ormai il furgoncino Ape è completo, Maurizio si mette alla guida ed ecco il primo viaggio davanti alla nuova casa. Al termine dell’impresa tutti sono stanchi, ma felici. Si stappano le bottiglie, accompagnando il brindisi con la focaccia cucinata da Elena.

TRICASE (Lecce) - Turisti del quartiere
Mettere a disposizione le proprie competenze a beneficio degli altri: questo il messaggio delle Social Street, che i cittadini del centro storico di Tricase hanno colto pienamente. All’interno del gruppo, infatti, due ragazzi che lavorano come guide turistiche si sono “offerti” ai loro vicini di casa. È nato così un Social Street Tour e gli abitanti hanno potuto vedere, forse per la prima volta, il quartiere con occhi diversi, conoscendo le informazioni storiche e artistiche dei palazzi e delle chiese che da sempre facevano parte della loro quotidianità, ma che non avevano mai conosciuto davvero.

MILANO - Case aperte
Via Maiocchi è una strada talmente social che i vicini condividono il divano con i propri dirimpettai. Lo scorso 9 febbraio, infatti, una dozzina di persone generose ha aperto le porte di casa, per tutto il giorno, per conoscere e passare del tempo insieme a vicini sconosciuti. Tantissime le iniziative organizzate: un brunch che si è prolungato fino alla merenda; workshop di pittura per bambini; gara di playstation; riscoperta anche un’insolita gara: La crostata del vicino è sempre più buona! Sono state una cinquantina le persone coinvolte, ed ora tutti al lavoro per la prossima sfida: con la bella stagione realizzare una grande tavolata in strada.


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