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RIFORMA del lavoro: partita aperta
Dopo le prime consultazioni tra Governo e Parti Sociali la partita sulla riforma del lavoro e la ridefinizione degli ammortizzatori sociali, è ancora aperta. Molti i nodi da sciogliere. Cosa potrebbe cambiare? Si profilano contratti “graduali” e ammortizzatori con un sistema a “due pilastri”.

È iniziato il giorno più lungo per l’economia italiana, sono momenti convulsi, in un clima di tensione generato dagli aut aut forniti ora da una parte, ora dall’altra e che rendono il quadro della situazione difficile da definire. Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha da subito cercato di allentare le polemiche annunciando che non si procederà per decreto, ma che l’articolo 18 non dovrà essere trattato come un “tabù”. I tempi, tuttavia, non potranno essere lunghi. «Servono buone soluzioni strutturali», ha aggiunto. Si tratta della partita più complessa, il cantiere che si sta aprendo è il più importante grazie alla partecipazione di 8 delegazioni: 4 per i Lavoratori (Cgil, Cisl, Uil e Ugl) e 4 per le Imprese (Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi e Ania).

Per il Ministro del Lavoro Elsa Fornero si lavorerà «per chiudere in 3, massimo 4 settimane». Già durante le prime trattative il Ministro ha voluto tracciare le linee di un contratto capace di evolvere “con” l’età, sostituendo contratti nazionali di lavoro specifici che evolvono “per” ogni età. Un’idea di contratto “graduale” capace di agganciarsi al “ciclo di vita” del lavoratore, un modello favorito dal premio Nobel Franco Modigliani e che potrebbe garantire con una “flessibilità in entrata e in uscita” la massima partecipazione di giovani, donne e over 55: tutte quelle persone insomma rimaste fuori dal mercato del lavoro, con il più basso tasso di occupazione e la più elevata inattività.

Nell’illustrare un pacchetto articolato in 5 capitoli (tipologie contrattuali, formazione, apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali e servizi per il lavoro), il Ministro ha parlato di una flessibilità più costosa e di una conversione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato con la graduazione degli sgravi contributivi rapportati anche alla formazione.

Una riforma ambiziosa, da fare con il più largo consenso possibile della parti, tanto che per velocizzare ulteriormente i lavori, il Governo ha proposto l’apertura su web di cinque gruppi tematici, uno per ciascun punto da riformare.

La parte degli ammortizzatori resta il punctum dolens, data la necessità di fare i conti con poche risorse. La proposta governativa è di riformare puntando su un meccanismo con due possibilità: un sostegno destinato alle crisi temporanee e un altro per chi perde il posto di lavoro. Insomma, un sistema integrato su “due pilastri”: da una parte la cassa integrazione per le riduzioni temporanee di attività, dall’altra un sostegno al reddito per chi ha perso il lavoro estendendolo ad un numero più alto di lavoratori. Lo strumento del “reddito minimo”, proposto anche in questa occasione, potrebbe essere previsto in una fase più avanzata, quando il Paese sarà fuori dalla recessione. Pensati in questo modo, gli ammortizzatori avrebbero come fonte di finanziamento i contributi come nel sistema assicurativo, mentre la fiscalità generale verrebbe impiegata per l’assistenza.

Il documento contenente le linee guida della riforma esposte dal Ministro del Lavoro non avrà divulgazione ufficiale prima di una settimana.
Pubblicato in: Lavoro

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