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L’INNOVAZIONE nella medicina


Dalle nuove strumentazioni diagnostiche agli innovativi supporti per
la deambulazione. Sono 214 le start-up con attività di interesse nel settore
dei dispositivi medici.


Crescono le imprese innovative nel campo della medicina. I dati 2013 dello studio di Assobiomedica dedicato agli incubatori d'impresa nel settore biomedicale, uno dei più frequentati dagli 'innovatori', ha individuato 214 start-up con attività di interesse per il settore dei dispositivi medici. Il 67% delle realtà censite è nato come progetto pilota dalla ricerca pubblica, mentre il 3% si è sviluppato da aziende preesistenti. Queste start-up nascono spesso da un'idea di un medico che inizia a collaborare con un ingegnere.

"In totale sono circa 1.800 le start-up innovative censite in Italia secondo i dati del nuovo Registro delle imprese gestito dalle Camere di commercio e dedicato proprio alle 'start-up' innovative ad un anno dalla sua creazione" spiega all'Adnkronos Salute Marco Cantamessa, Dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Torino. Il 30% del totale di queste aziende 'innovative' opera in attività legate alla produzione di software e nella consulenza informatica. Il comparto della 'ricerca e sviluppo è pari al 17,4%. "Ma sono rappresentati - aggiunge - anche altri settori: ecosostenibile, robotico-industriale, il campo socio-assistenziale. E, appunto, quello biomedicale e della salute".Secondo il report di Assobiomedica, quasi il 60% delle star-up identificate nel settore biomedicale è concentrato in quattro regioni: in testa l'Emilia-Romagna, seguono Lombardia, Toscana e Piemonte.

Lo studio ha preso in esame i siti delle università e dei centri di ricerca (per individuare gli 'spin-off' della ricerca pubblica), dei parchi scientifici e tecnologici o degli incubatori con attività di interesse per il settore dei dispositivi medici. Proseguendo nell’analisi per comparto si osserva che la maggior parte delle start-up censite (quasi il 30%) risulta operare nei dispositivi diagnostici in vitro. È interessante notare che quasi il 15% delle 'start-up' del settore opera in più di un comparto e il 45% di queste si occupa di biomedicale strumentale.

Cantamessa sottolinea come "quello delle start-up dedicate alla medicina è un settore di ricerca molto vivace. Nel campo biofarmaceutico - aggiunge - c'è sempre stato interesse verso questi incubatori, ma oggi assistiamo ad una crescita anche nel settore benessere e biomedicale. Ognuna di queste realtà è composta da 2-3 fondatori, imprenditori che hanno voglia di scommettere e sono ambiziosi. Perché - osserva - dietro la scelta di fondare una 'star-up' non c'è semplicemente una forma di autoimpiego, ma la voglia di dare vita ad una realtà solida e di ampio raggio che possa vivere sul mercato e creare anche posti di lavoro".

Il Governo, per aiutare la nascita e lo sviluppo del settore, è intervenuto con il Decreto Crescita 2.0 (che ha dato il via al Registro) poi convertito in legge, che avvia una serie di esenzioni, fiscali e nei rapporti di lavoro, per la costituzione e l'iscrizione delle imprese nel Registro delle imprese. Queste nuove realtà si stanno imponendo anche all'attenzione di prestigiosi premi dedicati alla ricerca tecnologica. L'ultima edizione del Premio Start-up dell’Anno organizzato da PniCube, associazione degli incubatori universitari, è andato alla start-up  biomedica Niso Biomed, produttore e rivenditore di dispositivi diagnostici per la prevenzione di tumori e malattie gastrointestinali. A confermare come il 2013 sia stato l’anno delle start-up mediche, è stato anche il Premio Marzotto. Lo scorso novembre la Fondazione Gaetano Marzotto ha premiato con 250 mila euro una start-up nata all’interno della Scuola di Sant’Anna di Pisa: Wearable Light Exoskeleton. Il progetto di un esoscheletro da indossare come un abito, che aumenta la forza di carico delle braccia e la deambulazione delle gambe, diventando un sostegno fondamentale per anziani e disabili.

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