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L’Italia non sempre ULTIMA in Europa

Siamo il terzo contribuente netto dell'Ue, pur essendo al 12° posto per Pil pro-capite: nel 2012 versati 16,4 miliardi di euro e ricevuti indietro 10,7 miliardi, con un saldo negativo di 5,7 miliardi. Restiamo un mercato molto appetibile e diamo un forte contributo alla competitività europea.

In Europa, l’Italia non è sempre in zona retrocessione. Certo, siamo un Paese pieno di anomalie che ci pongono lontani da paesi come Francia o Germania. Pensiamo all’eccesso di tassazione e di legislazione, burocrazia, sprechi, lentezza. Quella burocrazia e lentezza che ci fa spendere circa la metà dei fondi strutturali di derivazione comunitaria e nazionale. Il quadro del rapporto fra l'Italia e l'Unione europea lo ha dipinto il Censis nella ricerca Dare e avere con l'Europa  realizzata nell'ambito dell'iniziativa annuale Un giorno per Martinoli. Guardando al futuro, presentata ieri a Roma.

L'Italia è il terzo contribuente netto dell'Ue. Il budget annuale dell'Unione europea è di circa 140 miliardi di euro, ovvero poco più dell'1% del Pil complessivo degli Stati membri. Il contributo italiano alla formazione del bilancio comunitario è pari a circa il 12% del totale. Le risorse versate dall'Italia all'Ue sono aumentate dai 14 miliardi di euro del 2007 ai 16,4 miliardi del 2012, mentre gli accrediti effettuati dall'Unione nel periodo si sono aggirati intorno ai 9-11 miliardi all'anno, determinando così un consistente saldo a nostro svantaggio: 6,6 miliardi nel 2011, 5,7 miliardi nel 2012.

Sono 12 i Paesi che versano più di quanto ricevono. Il maggiore contribuente netto è la Germania, con un valore cumulato nel periodo 2007-2012 di 52,7 miliardi di euro e un saldo medio annuo negativo per quasi 9 miliardi. Al secondo posto c'è la Francia, con un valore negativo cumulato pari a 33 miliardi di euro e un saldo medio annuo negativo di 5,5 miliardi. L'Italia è il terzo contribuente netto, con 26,7 miliardi di euro cumulati nel periodo e in media 4,5 miliardi all'anno, nonostante noi occupiamo il 12° posto in Europa in termini di Pil pro-capite (25.600 euro per abitante rispetto ai 31.500 euro dei tedeschi e ai 27.700 dei francesi).

Restiamo un mercato molto appetibile. In termini di Prodotto interno lordo siamo la quarta economia europea, l'Italia rappresenta il 12,6% dei consumi finali delle famiglie nei 27 Paesi membri, per un ammontare di circa 1.000 miliardi di euro. E siamo al quinto posto per numero di passeggeri del traffico aereo, con una quota sul totale europeo pari all'11,3% e un valore assoluto che supera i 116 milioni di passeggeri. Questa domanda si riflette in un rilevante livello di importazioni interne all'Unione, pari a 200 miliardi di euro, ovvero il 7,3% del totale delle importazioni interne (si tratta di una cifra vicina all'intero Pil della Grecia e superiore a quello della Danimarca o della Finlandia). Siamo il secondo paese per utenti della comunicazione mobile, il quarto mercato per le telecomunicazioni, il quinto mercato del trasporto aereo passeggeri. La società italiana è solida e patrimonializzata, al primo posto per valore del patrimonio immobiliare posseduto dalle famiglie e al secondo posto fra i grandi paesi (dopo il Regno Unito) per ricchezza finanziaria netta in rapporto al reddito disponibile. Contribuiamo, poi, a mantenere elevata la produzione manifatturiera dell’Unione, secondi solo alla Germania per produzione di valore nell’industria. Ricerchiamo anche un ruolo nell’innovazione essendo terzi nella produzione di energie rinnovabili, nel biotech e indiscussi primi nell’agroalimentare di qualità.

“Se è vero che lo scenario di un'uscita dell'Italia dall'euro appare nei fatti non praticabile e non auspicabile – rileva il Censis - è anche vero che una diversa rappresentazione del ruolo e del peso dell'Italia nell'Ue, che vada oltre i freddi meccanismi di determinazione degli obiettivi di finanza pubblica così come sono oggi stabiliti, potrebbe condurre a una più chiara identificazione del potenziale di crescita complessivo dell'Unione europea, dei cui benefici si avvantaggerebbero non solo i cittadini italiani”.


Per saperne di Più: www.censis.it

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