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300 anni e non li dimostra
Il primo modello di tastiera che possiamo ancora oggi vedere è italiano, costruito da un’avvocato di Novara, Giuseppe Ravizza. Il cembalo scrivano era composto di 32 tasti, simili a quelli del pianoforte, che imprimevano le lettere verso l’alto sul lato inferiore del foglio, per cui chi scriveva non poteva vedere il testo. 

Nel 1873 l’industriale Philo Remington iniziò la produzione su larga scala di un prototipo realizzato dal suo connazionale Cristopher Latham Sholes, che chiamò Improved Type Write n°2, differente dalle macchine che l’avrebbero seguita ma con un dettaglio che le anticipava tutte: la disposizione delle lettere.

Sholes si accorse infatti che la disposizione in ordine alfabetico usata fino a quel momento, provocava per l’operatore il fatto di dover spesso attivare due lettere contigue, incastrando le asticelle dei martelletti che dovevano essere liberate a mano. Studiò così una sequenza in cui le lettere che nelle parole si trovano più spesso vicine venissero battute da tasti che stessero ai lati opposti della tastiera.

La sequenza dei primi tasti da sinistra era qwerty e si impose universalmente. In realtà già nel 1932 August Dvorak brevettò una tastiera che permetteva di essere più veloci, ma anche adesso che il motivo originale per cui era stata adottata questa sequenza non esiste più, universalmente si è rimasti al vecchio sistema. 

Ci si è sbizzarriti per le tastiere speciali, ne esistono di circolari per i giocatori, quelle per chi può utilizzare solo una mano, o quelle azionate da un bastoncino tenuto in bocca per i diversamente abili, quelle flessibili in silicone o quelle virtuali, composte da un modulo laser a raggi infrarossi che può disegnare su ogni superficie una tastiera, con una telecamera che percepisce il movimento delle dita. 

L’ultimo simbolo introdotto nella tastiera è la chiocciolina, @, scelto agli inizi degli anni 90 da Ray Tomlinson, quando si mise a cercare un simbolo facile per il sistema della posta elettronica. Ma anche la chiocciolina ha una lunghissima storia dietro di sé, era infatti già usata dai mercanti veneziani nel 1400 per indicare le anfore nei documenti commerciali, diffusa poi nel mondo anglosassone come abbreviazione della frase “at the price of” (al prezzo di). Grazie al suo uso continuo nel mondo del commercio si è conquistata un posto nella tastiera, per poi assurgere alla gloria con la posta elettronica.

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