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Lo stage al tempo della CRISI

«Un tema su cui persiste ancora molta nebbia, quello della formazione curriculare ed extracurriculare. Per certi versi scottante, visto che lo stage può nascondere in alcuni casi uno sfruttamento. Eleonora Voltolina, giornalista e fondatrice della testata on line della Repubblica degli Stagisti, svela qualche piccolo trucco per presentarsi informati».


 

Articolo tratto dalla rivista 50&Più numero di gennaio.

di Romina Vinci


Correva l’anno 2007 quando Eleonora Voltolina decideva di aprire il blog La Repubblica degli Stagisti: aveva ventinove anni, un tesserino da giornalista in tasca, e già cinque stage collezionati nella sua carriera. Da qui la voglia di creare un luogo virtuale di scambio di informazioni, notizie, denunce e proposte sul tema dello stage che all’epoca era misconosciuto e ignorato dalla maggior parte dei politici e dei sindacalisti.  In pochissimo tempo la sua pagina web assume una eco sempre ma¬ggiore, vi trovano spazio tante storie di giovani alle loro prime esperienze lavorative, i quali iniziano ad interrogarsi su dinamiche a cui spesso sono soggetti che ben poco hanno a che vedere con la formazione. 

Nel 2009 La Repubblica degli Stagisti si trasforma in un vero e proprio sito internet, diventando una testata giornalistica on line. Eleonora apre le porte ad una schiera di giovani collaboratori che, coadiuvati da lei, rendono il sito una piattaforma dinamica all’avanguardia: racconta esperienze vissute e offre preziosi trucchi per non incorrere nel rischio di truffe e fregature. Oggi www.repubblicadeglistagisti.it. è un punto di riferimento indiscusso per coloro che si trovano nel momento di passaggio dalla studio al lavoro. Dall’attività giornalistica del sito sono scaturite interrogazioni parlamentari, proposte di legge, iniziative politiche e raccolte di firme. Eleonora Voltolina ha pubblicato anche un libro “La Repubblica degli stagisti - Come non farsi sfruttare” (Laterza, 2010). 

L’Italia è una Repubblica fondata... sullo stage! Cosa ne dici, Eleonora, è il caso di riscrivere la Costituzione?
No anzi, bisognerebbe finalmente ripartire dalla nostra bella Costituzione, specialmente dall’articolo 36, uno dei miei
 
 
Non esistono cifre attendibili sul numero
degli stage attivati ogni hanno in Italia,
ma si trasformano in contratto di
lavoro in meno di un caso su dieci
 
preferiti, che parla del diritto che le persone hanno di essere pagate dignitosamente per il lavoro che svolgono.

Qual è l’attuale condizione lavorativa in Italia?

Una situazione drammatica: occupazione bassissima e disoccupazione altissima, oltre 2 milioni di under 30 nella condizione di “Neet”, cioè completamente inattivi. Ma c’è anche un problema di informazione su questi temi che non mi stanco di denunciare: la fascia di età generalmente considerata dalla politica per la “disoccupazione giovanile” è quella 15-24 anni, che però in Italia é ben poco significativa.

Per quale motivo?
A causa della peculiarità del nostro sistema di istruzione e di ingresso nel mercato del lavoro. Invece la fascia di età davvero significativa per inquadrare la situazione dell’occupazione giovanile è quella immediatamente successiva, e cioè 25-34. In un mercato del lavoro che sta vivendo ormai da anni una fase di stasi, per trovare un impiego l’unica strada percorribile, soprattutto per i giovani, è quella dello stage. Eppure molte volte il tirocinio, lontano dall’essere un trampolino di lancio, si rivela soltanto uno sfruttamento privo di intenti formativi.

Ci fai una panoramica su questa situazione
?

Purtroppo il bilancio non è roseo. Non si conosce nemmeno con esattezza il numero totale degli stage attivati ogni anno in Italia! Sul tema c’è purtroppo ancora molta nebbia. I pochi punti fermi sono questi: lo stage si trasforma in contratto di lavoro solo in meno di un caso su 10. Gli stage possono essere curriculari, cioè svolti durante il percorso di studi; oppure extracurriculari. Nel primo caso la competenza normativa è statale, ma purtroppo in questo momento siamo in vacatio legis. Nel secondo caso la competenza è regionale, e proprio in questi ultimi mesi le Regioni hanno emesso ciascuna una nuova normativa in materia, recependo le linee guida concordate in sede di Conferenza Stato-Regioni lo scorso gennaio. Tra i punti principali di queste nuove normative, l’obbligo a corrispondere allo stagista una indennità di almeno 300 euro al mese.

Come ci si difende da tutto ciò? In altre parole: come non farsi sfruttare?

Bisogna scegliere molto accuratamente gli stage, cercando di conoscere il meglio possibile le aziende.

La laurea è ancora un titolo che fa gola sul mercato al giorno d’oggi?

I laureati italiani sono pochi, sia in numero assoluto sia facendo una comparazione proporzionata con i coetanei di altri Paesi. Dunque, in quanto “risorsa scarsa”, dovrebbero essere ambiti sul mercato, “preziosi”. 

Invece non lo sono, vero?
Esatto, purtroppo il mercato del lavoro italiano non ha ancora imparato a valorizzarli, forse perché il tessuto imprenditoriale italiano è costituito al 90% da micro imprese ancora immature. Alcune lauree sono per fortuna ancora molto riconosciute, specialmente se conseguite in atenei con buona reputazione nazionale e internazionale. Ma in generale sarebbe ipocrita dire che i laureati sono ambiti: anzi, purtroppo, sempre più spesso i giovani che si trovano disoccupati dopo aver conseguito un alto titolo di studio, si “pentono” di aver investito tempo ed energie nella propria formazione. 

Come si fa ad invertire questa rotta?

Bisogna sostenere con forza l’istruzione universitaria, agendo sul mercato del lavoro e sulla cultura che sta alla base, affinché le lauree vengano riconosciute maggiormente, e per far sì che i giovani non si pentano più di aver deciso a diciotto anni di intraprendere un percorso accademico. Anche perché studiare costa, e non è giusto che questo investimento dei giovani e delle loro famiglie non venga valorizzato come dovrebbe.

Quali sono i profili professionali più ricercati al giorno d’oggi?

Sicuramente quelli legati all’informatica e alle nuove tecnologie. Poi chi ha competenze legate ai nuovi mercati emergenti, per esempio conoscendo il cinese, il coreano, quelle lingue e culture con cui sempre più spesso le aziende italiane si trovano a fare business. Reggono molto bene le lauree “forti”, in materie scientifiche, ingegneria in testa; e l’intramontabile Economia e commercio. Direi che la cosa più importante è finire presto, alternando allo studio anche esperienze di lavoro o di stage, e possibilmente anche qualche esperienza all’estero come ad esempio l’Erasmus. Queste caratteristiche rendono i profili più interessanti per la maggior parte delle aziende.

C’è un limite di età per essere stagisti?

No. Per i curriculari il requisito di base è quello di essere iscritti a una scuola, o università, o master, o corso di formazione: quindi di solito si tratta di giovani, ma qualche volta può essere che anche una persona più avanti negli anni decida di iscriversi per acquisire un nuovo titolo e nuove competenze. 

Dunque si può essere stagisti anche a quaranta o persino cinquantanni? 
Sì, se un over trenta si iscrive all’università, potrà trovarsi a fare uno stage curriculare, magari previsto dal suo piano di studi. Anche per gli stage extracurriculari non vi sono vincoli anagrafici: essendo nella maggior parte delle Regioni aperti ai disoccupati e inoccupati, chiaramente questi stage possono essere svolti da chiunque si trovi in un certo momento della sua vita senza lavoro.

Ma insomma, Eleonora, l’Italia è ancora un Paese per giovani?
No, oggi non lo è. Non a caso migliaia di giovani laureati ogni anno emigrano verso Paesi dove si possono trovare migliori opportunità, più lavoro, più meritocrazia, retribuzioni più dignitose. Ma se la fuga può essere una legittima scelta individuale, non può essere una risposta generazionale: i giovani devono anche cercare di cambiare questa Italia.

Quando le aziende sono virtuose
La Repubblica degli Stagisti certifica le aziende virtuose con un marchio ad hoc: il “Bollino Ok Stage”. Un riconoscimento che spetta a quelle aziende che fanno buon uso dei tirocini, garantendo un percorso formativo serio, un rimborso spese adeguato all’età e alla scolarità dello stagista, una buona percentuale di assunti dopo lo stage, un investimento sulla qualità degli stage anziché sulla quantità. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di far sì che lo stage torni ad essere un’anticamera del lavoro. Tra le aziende virtuose troviamo la Ferrero, il Gruppo Danone, Nestlé, Philips e Kellogg’s Italia.
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