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BIODANZA per scoprire se stessi

«Teorizzata intorno alla metà degli Anni ’60 dallo psicologo e antropologo cileno Rolando Toro, conta oggi sessanta scuole in tutto il mondo e, in Italia, almeno un centro per ogni regione. Lo scopo? Ritrovare se stessi e, naturalmente, i propri ritmi».


L’intervista è tratta dalla Rivista 50&Più, numero di gennaio.

di Ilaria Romano

Vita frenetica, in continua accelerazione, giornate da dividere fra il lavoro, la cura dei figli e poi dei nipoti, della casa: ogni giorno si affrontano stress e ansie legate alla paura di non riuscire a fare tutto, di non essere in grado di fronteggiare crisi economiche e di valori, di non essere all’altezza di quello che la società ci chiede. Una vita “di corsa” che spesso rischia di farci sacrificare sensibilità, creatività e affettività.

Dalla riflessione sul potenziale che ognuno ha, spesso inespresso, è nata una nuova metodologia del benessere, fisico ma soprattutto mentale, che si chiama Biodanza. L’ideatore di questo sistema è stato Rolando Toro, uno psicologo e antropologo cileno che dagli anni Sessanta ha cominciato ad approfondire lo studio delle espressioni dell’inconscio attraverso il corpo e il rapporto con gli altri. Oggi esistono 60 scuole di Biodanza in tutto il mondo e in Italia c’è almeno un centro per ogni regione. Il termine nasce proprio per definire una disciplina inedita che va oltre la danza, intesa come arte e coreografia, e integra il movimento corporeo al ritmo della musica con l’espressione delle emozioni e del proprio stato interiore.

Una sessione tipo di Biodanza è un viaggio alla scoperta di se stessi e delle potenzialità che si hanno. In relazione con gli altri. Non è semplice attività fisica, come si capisce da subito, perché l’esperienza comincia sorseggiando una tisana e raccontando al gruppo come si è vissuta la settimana precedente; si cerca poi di fissare nuovi obiettivi (raggiungibili) per quelle future.

Nella sede dell’Accademia Olistica Isirah di Lecce, uno dei centri italiani dove si pratica questa disciplina, si respira un’aria familiare e accogliente. La prima fase di esercizi è da svolgere in gruppo. Si cammina, si corre, ci si muove per la sala riappropriandosi simbolicamente dello spazio. Poi ci si confronta con gli altri, sempre a ritmo di musica. Si lavora in coppia o tutti insieme, concentrandosi sulla respirazione, sull’equilibrio e sul grado di interattività che si riesce a raggiungere con gli altri membri del gruppo. In costante confronto con gli altri. «Lo scopo è proprio quello di ritrovare se stessi, i propri ritmi e imparare a vivere con intensità le esperienze della nostra vita», racconta Roberto Mannarini, già fisioterapista psicosomatico, che dodici anni fa ha scoperto la Biodanza e che dal 2007 è insegnante titolare.

Come è nato il tuo incontro con la Biodanza?

Nell’estate del 2001 durante un trattamento fisioterapico ho incontrato una persona che non vedevo dai tempi dell’adolescenza. È stata lei a parlarmene per la prima volta, e soprattutto ad invitarmi ad uno stage che si teneva presso la scuola di formazione di Napoli.  Era un periodo della vita particolarmente difficile, e avevo bisogno di cambiare rotta. Quell’esperienza è stata davvero intensa e formativa, e da allora è cominciato il mio percorso: ho continuato a frequentare gli stage finché, nel 2003, mi sono iscritto al corso di formazione per insegnanti.

Quali sono i principi cardine della Biodanza?
È una disciplina che si basa sulla poetica dell’incontro umano. Se pensiamo all’esperienza di Rolando Toro, si tratta di qualcosa di davvero rivoluzionario: lui per primo è stato in grado di capire, nonostante avesse vissuto la Seconda Guerra Mondiale e poi il colpo di Stato e la dittatura di Pinochet in Cile, che nell’uomo doveva esserci dell’altro, oltre all’egoismo che aveva portato i totalitarismi dei suoi anni. Così ha cominciato a sperimentare, prima negli ospedali psichiatrici e ha visto che l’incontro fra individualità umane, musica e possibilità di movimento, portavano fuori una sensibilità del tutto nuova nelle persone. Seguendo il suo esempio, oggi in Biodanza lavoriamo su cinque aree cosiddette esistenziali che compongono il nostro potenziale genetico e che si sviluppano nella prima infanzia: la vitalità, legata alle prime esperienze di movimento; la sessualità, legata al tipo di contatto fisico ricevuto; la creatività che dipende dalla libertà avuta nell’esplorare il mondo; l’affettività che deriva dal senso di sicurezza e di nutrimento che ci è stato trasmesso; infine, la trascendenza che dipende dall’aver provato o meno sensazioni di armonia e partecipazione all’ambiente che ci circonda.

Come interagiscono fra loro queste “aree” e come compongono la nostra identità?
Si tratta di svilupparle dove siano rimaste anche solo parzialmente inespresse, e soprattutto di integrarle e armonizzarle fra loro. Ad esempio, accade che tanti abbiano un contatto con la trascendenza, ma poi abbiano difficoltà a relazionarsi nella sfera affettiva.

Come funziona il percorso di Biodanza?
Premesso che la Biodanza non esiste senza il gruppo, perché non si può praticare individualmente, articola ogni sessione in una serie di esercizi diversi: alcuni si eseguono da soli, altri in coppia o con tutto il gruppo. E hanno tutti lo scopo di sensibilizzare ed esprimere i potenziali genetici delle cinque aree di cui parliamo, cercando di integrarle. La maggior parte di questi esercizi si esegue con la musica, ma capita anche di utilizzare il canto o di eseguirne alcuni in silenzio. Anche la sequenza di esecuzione ha uno scopo ben preciso: aumentare la resistenza allo stress e stimolare le funzioni neurovegetative. Ovviamente il percorso è una continua crescita, e per cominciare a “vedere” un cambiamento e un beneficio reale occorre almeno un periodo di sei/nove mesi.

È consigliabile a tutti?
Certamente. Intanto non richiede particolari doti atletiche legate alla danza comunemente intesa. Poi è naturale che ci siano percorsi specifici a seconda dei gruppi che la praticano, se si tratta di bambini, adolescenti, persone adulte e anziane. Esistono anche dei programmi studiati appositamente per soggetti affetti da Parkinson, per esempio.

Ci sono storie “positive” che ti sono rimaste più impresse fra le persone che hanno intrapreso il percorso di Biodanza e che hai seguito da vicino?
Di storie ce ne sarebbero tantissime, ma quelle che mi hanno dato più soddisfazione riguardano i tanti casi di donne che vivevano delle relazioni cosiddette “tossiche” e che grazie alla Biodanza hanno ripreso consapevolezza di sé, autostima, femminilità e sono riuscite a dare una svolta alla loro esistenza, chiudendo situazioni dannose e pericolose. È questo il risultato più bello: pensare che con questa metodologia si possa aiutare qualcuno a darsi nuove opportunità di crescita, a riscoprire parti del proprio sé che aveva accantonato e che, in caso di problemi più gravi, la presa di coscienza possa sbloccare piccoli e grandi problemi della vita quotidiana, facendoci riscoprire una dimensione più a misura d’uomo di noi stessi e del nostro rapporto con gli altri.

Scienza & Biodanza: risultati positivi
Nel 2010 la Scuola di Specializzazione in Psicologia della salute dell’Università “La Sapienza“ di Roma ha condotto una ricerca sulla Biodanza e i suoi effetti. Il campione di 235 persone considerato è stato suddiviso in tre gruppi: uno sperimentale che praticava la Biodanza, uno sedentario e un terzo che si dedicava ad altre attività fisiche. Tutti sono stati monitorati per circa un anno attraverso la somministrazione di questionari con domande relative allo stato di benessere psicologico.

I risultati, non ancora ufficialmente pubblicati, sembrano mettere in luce effetti positivi nei soggetti che praticano la Biodanza in termini di autoaccettazione, controllo ambientale ed autonomia. Gli effetti terapeutici della biodanza e le sue applicazioni in ambito sociosanitario sono invece stati oggetto della conferenza internazionale di Riga, in Lettonia, nel marzo 2012. In particolare sono stati presentati studi relativi ad applicazioni con malati di Alzheimer e Parkinson, con pazienti psichiatrici, disabili, malati di cancro, cardiopatici.

Per saperne di Più: www.biodanzaitalia.it/

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