Pubblicato il 17 gennaio 2012, 12.01

Mancano solo tre giorni alla presentazione del decreto legge sulle liberalizzazioni. Intanto sono stati annunciati altri scioperi.
Il conto alla rovescia è iniziato: il 20 gennaio è vicino. Per quella data il primo Ministro Mario Monti ha confermato che il provvedimento sulle liberalizzazioni ci sarà. Ci saranno, almeno per il momento, anche una serie di scioperi da parte di alcune categorie interessate dal decreto.
Si comincia con i taxi lunedì, 23 gennaio, si prosegue venerdì 27 con lo sciopero dei ferrovieri aderenti all’Orsa. Ma non finisce qui perché anche i benzinai si sono messi di traverso dopo l’annuncio delle ipotesi di liberalizzazioni che li riguardano. Figisc e Anisa Confcommercio, infatti, hanno proclamato uno sciopero nazionale su tutta la rete stradale ed autostradale di 7 giorni. “'Le modalità e le date precise saranno decise dagli organi dirigenti delle due Federazioni nei prossimi giorni anche alla luce dei provvedimenti che il Governo assumerà nel prossimo Consiglio dei ministri ma sin d'ora sia chiaro che si tratterà di una chiusura prolungata: sette giornate di chiusura degli impianti'', annunciano Luca Squeri, il presidente nazionale della Figisc, la federazione che riunisce i benzinai della rete ordinaria, e Stefano Cantarelli, presidente nazionale della Anisa, che associa i gestori delle aree di servizio autostradali.
“La scelta di intervenire sull'esclusiva di fornitura nella rete carburanti -sottolineano Squeri e Cantarelli- non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti e di far rendere loro dalle aziende petrolifere e dai retisti convenzionati la vita ancor più impossibile fin da subito.”
Riguardo poi all’aumento della benzina spiega Squeri: “Da un anno a questa parte la responsabilità dell'aumento del prezzo della benzina è dovuta per l'80% all'aumento delle imposte deciso con le reiterate manovre sulle accise, mentre l'aumento della materia prima ha inciso per il 20%. I costi di distribuzione pesano sul prezzo finale circa per meno del 10% (poco più del 2% lo percepisce il gestore, un importo fisso qualunque sia il prezzo del prodotto), contro una quota di imposte che vale il 60% del prezzo della benzina”.
Diverso il punto di vista delle associazioni dei consumatori. Secondo il presidente dell’Adoc Carlo Pileri: ''La liberalizzazione dei carburanti è necessaria e urgente, potrebbe far risparmiare circa 200 euro l'anno ad ogni automobilista. Occorre operare una separazione netta tra chi produce carburanti e chi li vende agli impianti e rendere il mercato finalmente libero, dando la possibilità ai gestori di vendere anche prodotti 'non-oil'''.