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Studi professionali: vincere la CRISI

Indagine 50&Più e Seac: le chiavi per tornare a crescere? Fare sistema, infondere fiducia  tra i clienti, diversificare e ampliare i servizi, formazione e ottimizzazione dei processi di produzione.

 
La difficoltà economica e produttiva in cui versa il nostro Paese può essere superata.  Ma occorre da subito adottare un approccio “reattivo” che deve coinvolgere tutti i soggetti che operano direttamente o indirettamente all’interno del tessuto produttivo italiano. Una visione del futuro non catastrofista ma propositiva è quella che emerge dal rapporto di ricerca “Professione Professionista nel 2014. Come vincere la crisi, mantenere il cliente ed acquisirne di nuovi attraverso soluzioni efficienti e nuovi servizi”, realizzato da 50&Più, Sistema Associativo e di Servizi, e Seac S.P.A.

L’indagine ha indagato lo stato di salute in cui versano oggi, in piena crisi economica e finanziaria, gli studi professionali secondo il punto di vista dei dottori commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro ed altre figure professionali del settore, e capire con quali strategie gli studi professionali si stanno muovendo  per sostenere al meglio l’imprenditoria nostrana.

La crisi dei pagamenti

Il dramma delle aziende che chiudono  o che si trovano in difficoltà si sta riversando inevitabilmente sull’attività degli studi professionali. Innanzitutto crescono per il 21.8% degli intervistati i clienti che riescono a pagare solo in parte le prestazioni e i servizi erogati. Inoltre vanno aggiunti i clienti totalmente insolventi, che chiedono una sospensione degli onorari, per il 15.1% del campione,  i clienti che chiedono una rinegoziazione delle parcelle, per il 17.8%, e coloro che fanno richiesta di una dilazione dei pagamenti nel tempo per il 12.9%. A questa “crisi dei pagamenti” c’è poi da aggiungere il gravissimo problema della chiusura delle aziende, dovuta ai bilanci non più in equilibrio, per il 20.5%. Inoltre c’è da considerare il dramma di imprenditori che decidono di chiudere l’attività, pur avendo le loro imprese bilanci in attivo, a causa della completa sfiducia nei confronti del futuro, per il 9.3% degli intervistati.

Reagire con strategie mirate
Nell’immediato, per difendere la sopravvivenza dell’azienda “studio professionale”, analizzando i dati della ricerca, nascono e si diffondono strategie “reattive” e mirate. Il primo intervento riguarda la possibilità di ampliare la gamma dei servizi offerti alla clientela, per quasi il 74% degli intervistati cercando di accrescere al contempo il livello qualitativo per tutte le prestazioni. Per ottenere questo risultato è necessario cooperare con altri soggetti sul territorio, creare sinergie con professionisti o imprese, per estendere i vantaggi e le opportunità, derivanti da eventuali partnership, al numero più elevato di clienti, questo per il 73% del campione.

Fondamentale per il 63.9% dei titolari degli studi professionali è essere costantemente aggiornati sulle nuove opportunità tecnologiche e valutare la possibilità di rinnovare la piattaforma informatica su cui poggia il lavoro e l’intera organizzazione degli studi. In contemporanea è necessario per il 60.3% del campione  aumentare le competenze e la professionalità dei dipendenti e collaboratori, attraverso l’avvio di processi formativi e “piani di riorganizzazione dei processi produttivi”.

Il professionista come diffusore di fiducia
Molte volte il professionista sente di dover andar oltre il proprio “mandato” e di essere presente all’intero delle aziende nei momenti particolarmente critici, incontrando ad esempio i dipendenti e cercando di costruire un clima positivo ed ottimistico, ciò per il 18% degli intervistati. Questo senso di responsabilità porta il professionista spesso a voler sensibilizzare l’imprenditore  sugli effetti che alcune decisioni importanti hanno sui dipendenti e sulle loro famiglie. Il 13.5% del campione dichiara che è importante assistere e motivare gli imprenditori nei momenti difficili per evitare la chiusura delle aziende a causa della sfiducia che l’imprenditore ha rispetto al futuro.

Una visione affatto catastrofista
Il 55% del campione sostiene che nei prossimi 3/5 anni la situazione economica generale del nostro paese resterà stabile, in termini di produzione, domanda effettiva, cessazione delle attività e disoccupazione, mentre per il 14.9% degli intervistati ci sarà una lieve inversione di tendenza, caratterizzata da una ripresa della produzione e dei consumi e da un moderato miglioramento dal punto di vista del mercato del lavoro. Invece risulta essere minoritaria la visione pessimistica del futuro per il 22.3% del campione, che prevede che l’attuale situazione è destinata ad aggravarsi.


Nota metodologia:  L’indagine è stata realizzata attraverso l’invio di un questionario a una platea di oltre 10 mila professionisti fra dottori commercialisti, esperti contabili (ragionieri commercialisti), consulenti del lavoro ed altri figure professionali   del settore, nel periodo compreso tra il 16 settembre e il 1° ottobre 2013. Sono stati selezionati  1.000 questionari compilati in modo corretto e completo per costituire un campione rappresentativo. Tale campione è stato stratificato secondo le caratteristiche relative all’area Nielsen di riferimento.


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