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Redditi da lavoro prestato all’estero, qual è il regime di tassazione?

Redditi da lavoro prestato all’estero, qual è il regime di tassazione?

Risposta a cura di 50&PiùCaaf


DOMANDA
: Buongiorno, sono un contribuente cittadino inglese ma risiedo in Italia. Percepisco un reddito di lavoro dipendente in Inghilterra. Questo reddito va dichiarato anche in Italia?
Grazie, cordiali saluti.


   


RISPOSTA:
Occorre premettere che, in genere, la cittadinanza assume rilievo solo in caso di retribuzioni relative a dipendenti pubblici (v. ad esempio l’art. 19 Convenzione Italia - Regno Unito contro le doppie imposizioni del 21.10.1988) e in pochi altri casi, altrimenti, per poter stabilire il regime di tassazione dei redditi esteri delle persone fisiche occorre riferirsi al concetto di residenza, per cui - secondo la normativa italiana - il soggetto residente è in linea di principio assoggettato a tassazione su tutti i redditi, ovunque prodotti (v. art. 3, comma 1, TUIR), fra cui quello di lavoro dipendente, salvo poter beneficiare del credito d'imposta per le imposte estere definitive (art. 165 Tuir).

Ne discende che, in applicazione delle suddette disposizioni e dell'art. 15 della Convenzione Italia - Regno Unito, il reddito di lavoro dipendente prestato nel Regno Unito da un residente in Italia è tassato in entrambi i Paesi, con diritto, ex art. 165 Tuir, al credito d'imposta per le imposta pagate nel Regno Unito. La Convenzione prevede peraltro alcune eccezioni. In particolare, tali redditi sono imponibili soltanto in Italia se:

a) il beneficiario soggiorna nell'altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni nel corso di un qualsiasi anno fiscale;
b) le remunerazioni sono pagate da o a nome di un datore di lavoro che non è residente dell'altro
Stato;
c) l'onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell'altro Stato.

Come accennato, regole diverse sono previste in caso di lavoro prestato per lo Stato estero (ad esempio, il Regno Unito) o per una sua suddivisione o un ente locale. In tale caso, infatti, le remunerazioni sono imponibili soltanto nel predetto Stato estero, se l’attività è quivi svolta. Tuttavia, sempre secondo la Convenzione citata, tali remunerazioni sono imponibili soltanto nell'altro Stato  contraente (ad esempio, l’Italia) qualora i servizi siano resi in detto Stato ed il beneficiario sia un residente di tale altro Stato che:  abbia la nazionalità di detto Stato (ad esempio, l’Italia) senza avere la nazionalità del detto primo Stato (ad esempio, Regno Unito); o,  senza avere la nazionalità del detto primo Stato (ad esempio, Regno Unito), non sia divenuto residente di detto altro Stato (ad esempio, l’Italia) al solo scopo di rendervi i servizi.


Cosa c’è da sapere…

A norma dell’art. 3 del Tuir, l’imposta sui redditi si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato, per i residenti, da tutti i redditi posseduti, al netto degli oneri deducibili, e per i non residenti soltanto da quelli prodotti nel territorio dello Stato. Secondo tale principio (che viene definito anche “world-wide income taxation principle”), pertanto, sono soggetti a tassazione nel nostro Paese tutti i redditi del soggetto, a prescindere dal luogo in cui essi sono stati prodotti: dunque, anche se prodotti all’estero.

Esistono peraltro apposite convenzioni stipulate fra i vari Stati per evitare le doppie imposizioni. Generalmente, tali accordi internazionali sono redatti sulla base di un apposito modello di convenzione elaborato in ambito Ocse, periodicamente aggiornato, a cui l'Italia e gli altri Stati fanno riferimento per disciplinare i propri accordi in tale ambito. Infine, a chiusura del sistema così delineato, l’art. 165 Tuir riconosce al contribuente il diritto al credito d’imposta per le imposta pagate all’estero a titolo definitivo, purché le stesse siano state legittimamente applicate, in base ai principi previsti dalla Convenzione contro le doppie imposizioni. In caso contrario, il credito in questione non spetta, ma il contribuente dovrà richiedere il rimborso delle imposte illegittimamente applicate, alla competente autorità estera.


Gli esperti di 50&PiùCaaf che rispondono alle vostre domande sono:
Cinzia Calabrese, Marco Chiudioni, Ada Martino, Romeo Melucci.

Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana. Se hai una domanda fiscale scrivi a: comunicazione.esterna@50epiu.it.

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