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In pensione fino a 4 anni prima, se paga l’azienda

Pensione con scivolo fino a quattro anni. E’ quanto ha indicato la legge n. 92 del 2012, commentata e chiarita recentemente dal Ministero del Lavoro (circ. n. 24 del 19/6/2013), che ha previsto un’altra rampa di lancio verso una nuova pensione anticipata.


di Gianni Tel - 50&Più

E’ stato stabilito, infatti, che le imprese o studi professionali con almeno 16 dipendenti (numero medio relativo al semestre precedente) possano mandare a casa i lavoratori, con il consenso degli stessi, riducendo in questo modo il costo del lavoro.

Si tratta naturalmente di quelle aziende che dovendo sfoltire la maestranza, compresa la dirigenza, dopo aver  siglato un preventivo accordo con le rappresentanze sindacali, possono proporre ai lavoratori più anziani un esodo indolore e con particolari garanzie.
Il programma prevede che i lavoratori interessati debbono raggiungere il diritto alla pensione (anticipata o di vecchiaia) in un arco temporale di quarantotto mesi (4 anni) dalla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro.

In attesa che l’Inps emani prossimamente la circolare con tutti i chiarimenti, il Dicastero del Lavoro ha nel frattempo precisato che i requisiti per il pensionamento debbono essere verificati dall’Istituto previdenziale con riferimento alle regole vigenti al momento della cessazione del rapporto di lavoro, tenuto conto anche dei futuri adeguamenti legati all’aumento della speranza di vita.

Detti requisiti vengono validati sempre dall’Inps tramite una serie di operazioni quali:
-    l’emissione di un estratto conto certificato;
-    la validazione delle singole posizioni individuali;
-    l’importo iniziale della prestazione “retribuzione-pensione”;
-    l’onere della contribuzione figurativa da versare a carico del datore di lavoro.

Per dare efficacia all’accordo è previsto che il datore di lavoro presenti una istanza all’Inps comprensiva dei lavoratori coinvolti ed interessati, accompagnata da una fideiussione bancaria finalizzata a garantire la solvibilità nel tempo degli obblighi che assume su se stesso.

Ai lavoratori interessati l’azienda deve infatti garantire di:
-    pagare un’indennità (retribuzione-pensione) pari alla pensione che hanno maturato in base ai contributi versati fino a quel momento;
-    versare i contributi all’Inps durante questo arco temporale, massimo di quattro anni, come se gli interessati continuassero a lavorare.

L’indennità dovrebbe essere pagata mensilmente dall’Inps ed in parallelo gli stessi uffici provvedono ad accreditare i contributi.
Alla fine del periodo programmato viene eliminata l’indennità e si calcola la pensione vera e propria che terrà conto anche dei contributi versati dopo l’esodo.

In buona sostanza, i lavoratori a cui mancano al massimo quattro anni per maturare il diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata, possono incrociare prima le braccia intascando, in attesa di ricevere la pensione vera e propria erogata dall’Inps o da un altro istituto previdenziale, una “retribuzione-pensione” a carico del datore di lavoro d’importo pari al valore teorico della pensione (calcolata al momento di anticipo del pensionamento).

C’è da augurarsi, a questo punto, che nel frattempo non ci sia un’altra nuova legge di riforma che vada ad inasprire i requisiti pensionistici, altrimenti in questo caso il sistema non potrà che generare un altro esercito di “esodati”.
                                   
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