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Spesa sociale INEFFICIENTE

Ricerca Irs: abbatte solo il 19,7% della povertà. La media europea è del 35,2%. Meglio di noi la Romania. Una spesa sociale non redistributiva visto che il 27% dei trasferimenti finisce nei bilanci di famiglie con redditi elevati.


L'Italia è terz'ultima davanti solo alla Bulgaria e alla Grecia, superata dalla Romania,  nell'abbattimento della povertà, cioè nell'impatto che la spesa (calcolata in 18 miliardi) ha nella riduzione effettiva fenomeno: 19,7%, contro una media Ue27 del 35,2%, lontanissimi dal dato dell'Irlanda che sfonda quota 60%. E' quanto emerge dal rapporto "Costruiamo il welfare di domani”, realizzato da Prospettive sociali e sanitarie, Associazione per la ricerca sociale (Ars), Centro di ascolto delle politiche pubbliche (Capp),  Istituto per le ricerche sociali (Irs) con il patrocinio della Fondazione Cariplo. Il rapporto, anticipato nel corso di un convegno, alla presenza del viceministro del Welfare Maria Cecilia Guerra,  sarà presentato il 26 settembre a Milano.



La spesa per l'assistenza, stimata in 67 miliardi di euro nel 2011, vale il 4,3% del Pil e il 14% delle risorse per la protezione sociale, che comprende anche previdenza, sanità e ammortizzatori sociali. Risorse che  vengono mal distribuite. È vero soprattutto per assegni sociali e integrazione al reddito che, non basandosi sull'indicatore Isee, consentono l'accesso anche a persone con reddito elevato.

Del complesso dei 51 miliardi analizzati, l'11% è destinato al 20%  più ricco della popolazione. Complessivamente al 40% più ricco affluiscono 13,8 miliardi, pari al 27% dei trasferimenti. "Questo avviene perché la spesa sociale non è redistributiva, ma si disperde - spiega Emanuele Ranci Ortigosa, presidente Ars,direttore scientifico Irs e direttore di Prospettive Sociali e Sanitarie -. Se questo va anche bene per alcuni ambiti, come la non autosufficienza, di cui è giusto che beneficino anche famiglie ad alto reddito, non va bene per altri interventi a integrazione del reddito".

Anche sul fronte dell'equità le cose non vanno bene: la quota destinata agli anziani è molto maggiore rispetto alla quota per i giovani, specialmente per gli interventi contro la povertà. Ma anche da un punto di vista geografico le disparità non mancano: "La riduzione di povertà realizzata dai trasferimenti è ben più accentuata in alcune regioni, mentre in altre l'impatto è più modesto" sottolineano i ricercatori". Risorse scarse e male utilizzate, monetizzazione diffusa delle prestazioni a scapito dei servizi, frammentazione degli interventi, debole sussidiarietà orizzontale, centralismo sono solo alcune delle criticità, da cui consegue scarsa efficacia, equità ed efficienza del sistema. Una migliore gestione delle risorse diventa fondamentale, soprattutto in tempi di crisi, per riuscire a massimizzare l'efficacia degli interventi, migliorare l'equità, ottimizzare il rapporto costo/qualità e realizzare il welfare comunitario.

Per superare i cronici limiti che affliggono il sistema, gli estensori del rapporto hanno ideato tre proposte concrete in materia contrasto alla povertà,  non autosufficienza, sostegno alle famiglie.

La proposta più netta per la riduzione della povertà è l'introduzione del reddito minimo. Secondo l'Irs servirebbero 7,3 miliardi di euro che andrebbero a sostituire gli attuali trasferimenti di contrasto della povertà. In particolare si tratta di  pensioni sociali , integrazioni al minimo, ma anche social card. Inoltre, per gli anziani anche parzialmente non autosufficienti, non più l'indennità di accompagnamento ma una “dote di cura”. Una misura che riguarderebbe circa 1,6 milioni di over 65 contro i 200 mila che attualmente ricevono l'indennità. Per il sostegno alle famiglie, un assegno per i minori, con o senza detrazioni per altri familiari a carico, graduato in base alla condizione economica della famiglia e al numero dei componenti.

Per saperne di più: www.irsonline.it/
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