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Istat: la CRISI colpisce tutti

Oltre 9 milioni di italiani sono in una condizione di povertà relativa: dirigenti, dipendenti, pensionati. L’effetto è trasversale. Sono invece 4 milioni e 814 mila individui che vivono in una situazione di povertà assoluta. Entrambi i dati sono in aumento significativo sul 2011. Il Rapporto Istat sulla povertà in Italia 2012.


La crisi economica e del lavoro restringe sempre di più il reddito delle famiglie e le impoverisce. I dati diffusi oggi dall’Istat nel Rapporto 2012 sulla povertà in Italia non lasciano dubbi: le famiglie si stanno impoverendo sempre di più. E questa situazione riguarda pressoché tutti: imprenditori, dirigenti, dipendenti, liberi professionisti, pensionati (ieri l’Inps nel suo Rapporto ha ricordato che la metà dei pensionati vive con meno di 1.000 euro al mese).

La situazione è tale che: “Un livello di istruzione medio alto e un lavoro, anche di elevato livello professionale, non garantiscono più dal rischio di cadere in povertà assoluta, soprattutto quando altri membri della famiglia perdono la propria occupazione o modificano la propria posizione professionale”, scrive l’Istat.

L’Istituto Nazionale di Statistica ci dice che la  stima dell’incidenza di povertà relativa in Italia, nel 2012, è pari al 12,7%, nel 2011 era dell’11,1%, un aumento statisticamente significativo. Nel 2012, sono 3 milioni 232 mila le famiglie in condizione di povertà relativa per un totale di 9 milioni 563 mila individui (il 15,8% dell’intera popolazione). La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona nel Paese, che nel 2012 è risultata di 990,88 euro. Le famiglie che nel 2012 si trovavano in una condizione di povertà assoluta erano 1 milione e 725 mila famiglie (il 6,8% delle famiglie residenti) per un totale di (l’8% dell’intera popolazione). Quando si parla di povertà assoluta, tanto per rendere l'idea, si fa riferimento a una situazione di particolare gravità, che vede le persone incontrare non poche difficoltà per procurarsi beni e servizi essenziali per una determinata famiglia e tali per uno standard di vita minimamente accettabile.

Povertà relativa in aumento su tutto il territorio nazionale
. Tra il 2011 e il 2012, evidenti segnali di peggioramento si rilevano in tutte le ripartizioni geografiche: l’incidenza di povertà è passata dal 4,9% al 6,2% nel Nord, dal 6,4% al 7,1% nel Centro e dal 23,3% al 26,2% nel Mezzogiorno.

Colpisce molte tipologie familiari. Trend negativi si osservano per le coppie con uno o due figli (l’incidenza di povertà è passata dal 10,4% al 15,4% e dal 14,8% al 17,4% rispettivamente); in particolare, il peggioramento ha riguardato le famiglie con figli minori, tra le quali l’incidenza di povertà dal 15,6% è salita al 18,3% (dal 13,5% al 15,7% se con un figlio minore, dal 16,2% al 20,1% se con due).

La povertà aumenta tra le coppie con persona di riferimento con meno di 65 anni (dal 4,6% al 7%) e tra i single under 65 (dal 3,6% al 4,9%). Segnali di peggioramento si rilevano anche tra le famiglie con persona di riferimento dirigente o impiegato (dal 4,4% al 6,5%, particolarmente marcata per gli impiegati), tra quelle con tutti i componenti occupati (dal 4,1% al 5,1%) e con componenti occupati e ritirati dal lavoro (dal 9,3% all’11,5%). La povertà aumenta tra le famiglie con almeno un componente in altra condizione non professionale, sia che vi siano occupati (dal 14,1% al 16,2%) sia che vi siano ritirati dal lavoro (dal 13,5% al 16,4%).

Segnali di miglioramento si osservano esclusivamente tra le persone sole anziane
, l’incidenza passa dal 10,1% all’8,6%, anche a seguito del fatto che le pensioni sono redditi garantiti e che le più basse hanno mantenuto l’adeguamento alla dinamica inflazionistica.

E’ povera una famiglia meridionale su due con a capo un disoccupato

Nel Mezzogiorno peggiora la condizione delle famiglie con tre o quattro componenti, tra le quali quasi un terzo è relativamente povero; si tratta di coppie con uno (l’incidenza dal 20,5% passa al 31,3%) o due figli (dal 27,5% al 30,9%), soprattutto se minori (in particolare tra le coppie con un figlio l’incidenza dal 26% sale al 32,7%). Una dinamica negativa si osserva anche tra le coppie con persona di riferimento con meno di 65 anni (l’incidenza raggiunge il 18,1% ed era il 12,1% nel 2011) e tra le famiglie con due o più anziani: l’incidenza di povertà è salita dal 27,6% al 32,6%.

Nelle regioni del Sud e nelle Isole, la povertà aumenta, oltre che tra le famiglie con a capo una persona con la licenza media inferiore (dal 28% al 31,2%), tra quelle con persona di riferimento avente almeno il diploma (dall’11,3% al 15,2%), tra i dirigenti e gli impiegati (dall’11,1% al 16,4%), tra gli imprenditori e i liberi professionisti (dal 7% all’11,8%).

Povertà relativa più diffusa in Sicilia, Puglia e Calabria. Osservando il fenomeno con un maggior dettaglio territoriale, la provincia di Trento (4,4%), l’Emilia Romagna (5,1%) e il Veneto (5,8%) presentano i valori più bassi dell’incidenza di povertà. Si collocano su valori dell’incidenza di povertà pari al 6% la Lombardia e il Trentino Alto Adige.

Ad eccezione dell’Abruzzo (16,5%), dove il valore dell’incidenza di povertà non è statisticamente diverso dalla media nazionale, in tutte le altre regioni del Mezzogiorno la povertà è più diffusa rispetto al resto del Paese. Le situazioni più gravi si osservano tra le famiglie residenti in Campania (25,8%), Calabria (27,4%), Puglia (28,2%) e Sicilia (29,6%) dove oltre un quarto delle famiglie sono povere.

La povertà assoluta. Nel 2012, in Italia, 1 milione e 725 mila famiglie (il 6,8% delle famiglie residenti) risultano in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni e 814 mila individui (l’8% dell’intera popolazione).  L’incidenza, tra le famiglie, ha mostrato un aumento, rispetto al 2011, di 1,6 punti percentuali a livello nazionale, di 1,8 nel Nord e nel Mezzogiorno e di 1 punto percentuale nel Centro.

L’incidenza aumenta tra le famiglie con tre (dal 4,7% al 6,6%), quattro (dal 5,2% all’8,3%) e cinque o più componenti (dal 12,3% al 17,2%), che nella grande maggioranza dei casi sono famiglie con figli: coppie con un figlio (dal 4% al 5,9%, se minore dal 5,7% al 7,1%), con due figli (dal 4,9% al 7,8%, se minori dal 5,8% al 10%) e soprattutto coppie con tre o più figli (dal 10,4% al 16,2%, se minori dal 10,9% al 17,1%).

Peggiora anche la condizione delle famiglie di monogenitori (dal 5,8% al 9,1%) e con membri aggregati (dal 10,4% al 13,3%), per le quali l’incidenza di povertà assoluta ha ormai oltrepassato il valore medio nazionale. Si conferma e si amplia, quindi, lo svantaggio delle famiglie più ampie, nonostante segnali negativi, seppur su livelli contenuti, si registrino anche tra le persone con meno di 65 anni, sole (dal 3,5% al 4,9%) o in coppia (dal 2,6% al 4,6%).

Un livello di istruzione medio alto e un lavoro, anche di elevato livello professionale, non garantiscono più dal rischio di cadere in povertà assoluta, soprattutto quando altri membri della famiglia perdono la propria occupazione o modificano la propria posizione professionale.

Quasi la metà dei poveri risiede nel Mezzogiorno. Su 4 milioni 814 mila persone in povertà assoluta, 2 milioni 347 mila risiedono nel Mezzogiorno (erano 1 milione 828 mila nel 2011), 1 milione 058 mila sono minori (erano 723 mila- l’incidenza dal 7% è salita al 10,3%) e 728 mila anziani.

Per saperne di più
: www.istat.it


L.B.
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