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Servizi “Premium”: occhio al tranello

«È molto facile ritrovarsi abbonati a loghi, suonerie, chat, applicazioni varie ed ogni genere di diavoleria, magari senza accorgersene. Come difendersi, a chi rivolgersi e cosa fare per uscire dal tunnel dei servizi a pagamento».


Articolo tratto dalla Rivista 50&Più, numero di giugno.

di Luisella Berti

Si chiamano “servizi Premium”, ovvero servizi a valore aggiunto. E di “aggiunto” hanno soprattutto il prezzo. Sono servizi a pagamento pubblicizzati attraverso banner, sms, mms o sui canali televisivi. Offrono di tutto: suonerie, giochi, ricette, chat, loghi, oroscopo, news. Per attivarli è sufficiente un semplice click, fatto consapevolmente o inconsapevolmente. Addirittura - come lamentano alcuni utenti - può bastare la sola apertura del messaggio, il che è molto semplice con gli Smartphone e gli Iphone, visto che forniscono l’anteprima degli sms (quindi, sempre meglio disabilitare questa funzione).

Risultato? Il credito della ricarica svuotato o una bolletta gonfiata per chi ha un abbonamento. A fornire i “servizi Premium” sono società esterne agli operatori telefonici con i quali, però, hanno stipulato accordi (necessari per raggiungere l’utente finale via cellulare), direttamente o indirettamente attraverso una società terza.  

Tutti possono cadere nel tranello perché è sufficiente un nonnulla per attivare questi servizi a “valore aggiunto”. Eppure, negli ultimi anni, le sanzioni dell’Antitrust ai fornitori di questi contenuti truffaldini non sono mancate, ma la musica finora non è cambiata. Sembra che non si riesca a contenere il fenomeno. «Evidentemente le sanzioni economiche sono poco dissuasive a fronte dei ricavi ottenuti. Per questo per noi è importante seguire il fenomeno e informare i consumatori», commenta Mario Finzi, vicepresidente di Assoutenti (www.assoutenti.it). «Rispetto alla pubblicità ingannevole - continua Finzi - è molto importante che l’utente sia informato che si tratta di un abbonamento a pagamento. Se fa la scelta di sottoscriverlo, devono comparire chiaramente le condizioni, il costo, la durata e se si tratti di abbonamento con rinnovo automatico. È la chiarezza dell’offerta commerciale che manca». 

C’è anche chi si trova abbonato a questi “servizi Premium” senza saperlo...

Chi ha una ricarica lo scopre solo quando improvvisamente finisce il credito. Chi ha l’abbonamento quando riceve la bolletta. Purtroppo, le offerte dei prodotti, le modalità di attivazione, cambiano in continuazione. È una lotta continua. 

Per disattivare il servizio e chiedere il rimborso, è sufficiente rivolgersi al proprio operatore telefonico? Non sempre questa via è risolutiva. Può anche capitare che l’operatore non sia nemmeno abilitato a disattivare il servizio. Però, secondo noi, ha il dovere di informare l’utente su chi è il fornitore del servizio, quando non è esplicito, mettendoci nella condizione di chiedere la disattivazione e il rimborso.  

Se il reclamo non ha esito, come si procede?
  La via maestra è questa: raccomandata con ricevuta di ritorno all’azienda che fornisce il servizio da inviare per conoscenza all’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), e magari anche a un’associazione dei consumatori, dove si chiede la disattivazione del servizio e la restituzione dell’addebito. Nel frattempo è importante denunciare il caso all’Antitrust per pubblicità ingannevole. Dopodiché si può fare una richiesta di conciliazione ai Corecom (Comitati Regionali per le Comunicazioni), non è necessaria l’assistenza di un avvocato, il tutto avviene gratuitamente. 

Nel resto d’Europa ci sono leggi più restrittive al riguardo?
No, funziona allo stesso modo. Ci vorrebbe maggiore correttezza da parte delle imprese commerciali che offrono questi servizi e maggiore attenzione da parte degli utenti che, in genere, sono più propensi a lasciar perdere piuttosto che reagire.

Questi sms a sovrapprezzo si riconoscono da una numerazione particolare, come quelle che iniziano con il 48? Le numerazioni che iniziano con queste due cifre sono a disposizione di tanti servizi, buoni e cattivi. L’inganno sta nelle formule che non chiariscono l’onerosità del servizio. È molto difficile difendersi, ma per fortuna non è costoso.

Gli operatori non dovrebbero avvisare il cliente che ha sottoscritto un servizio a pagamento?
Questa è una battaglia che stiamo facendo da molti anni. Gli operatori sostengono che è una informazione che non possono sapere. E forse è vero. 

Per saperne di Più:
» Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato: www.agcm.it -  Numero Verde al servizio dei consumatori: 800 166 661
» Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: www.agcom.it
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