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50&Più sempre più vicina alle PERSONE

Una campagna ispirata alla Costituzione per raccontare attività e servizi: intervista a Gabriele Sampaolo, Segretario Generale di 50&Più e Direttore Generale di 50&PiùEnasco.


Articolo tratto dalla Rivista 50&Più, numero di giugno.

di Giada Valdannini

Ci sono volti che hanno cambiato la storia, altri che l’hanno scritta. È il caso dei 356 Padri Costituenti: uomini e donne che hanno tracciato, in modo indelebile, la fisionomia del nostro Paese.


Volti comuni, come quelli della campagna 50&Più: cittadini la cui quotidianità è scandita dalla Carta costituzionale. Del dialogo tra la Legge fondamentale dello Stato e la vita di tutti i giorni abbiamo parlato con Gabriele Sampaolo, segretario generale 50&Più e direttore generale 50&PiùEnasco.

Perché questa campagna del Sistema 50&Più intorno alla Costituzione? 
Abbiamo coniugato i princìpî costituzionali con le nostre attività associative e di servizi perché, in tempi di confusione e conflittualità, è importante ritrovare il collegamento con i principi fondamentali e ripartire da questi. In questo momento sono in molti a richiamarsi alla Costituzione, ma è bene ricordare quanto sia universalmente riconosciuta come una tra le più belle, soprattutto nella prima parte, dove evoca i princìpî fondamentali. Non c’è dubbio che i nostri costituenti furono lungimiranti e saggi e noi, con poche pennellate, abbiamo potuto tracciare una continuità tra la Carta e i nostri servizi. Serve ai clienti ma anche a noi stessi. Ad esempio, quando parliamo di turismo - una tra le nostre attività - non si può che interpretarlo alla luce della Costituzione, come diritto al riposo.

E poi c’è il settore dell’editoria, per esempio, la libertà di stampa.
Anche questa è una delle libertà fondamentali di cui la Carta parla all’articolo 21. Libertà di stampa non vuol dire semplicemente libertà di dire quello che si vuole, da parte di un mezzo di comunicazione; significa pluralità di voci e noi riteniamo che un’associazione come la nostra abbia non solo lo spazio, ma il dovere di far sentire la propria.

Tra i vostri ambiti di servizi ci sono quelli legati a Caf e patronato. Fungono da collegamento tra amministrazioni e cittadini e lo Stato ha delegato loro aspetti molto delicati della vita dei singoli: come riescono a lavorare, nonostante i fondi corrisposti in maniera così poco puntuale? Qualcuno poi vorrebbe addirittura superarli.

Prima di pensare a superarli bisognerebbe capire esattamente che cosa facciano, al di là dell’immagine superficiale e talvolta strumentale che se ne dà, dal momento che sono espressione di varie organizzazioni di rappresentanza e tutela dei lavoratori. Noi, ad esempio, siamo presenti in tutta Italia con circa 400 uffici e lo scorso anno abbiamo offerto i nostri servizi di patronato a oltre 69.000 assistiti, ai quali, vanno aggiunte 98.000 persone che si sono rivolte a noi per pratiche come disoccupazione, maternità, assegni familiari, estratti contributivi che sono gratuite per il cittadino. Comunque, per terminare il panorama di attività non possiamo dimenticare i 750.000 cittadini si sono rivolti al nostro Caf. Per questo mi sembra difficile che si possa fare a meno di Caf e patronati; in futuro potranno modificare la loro attività, ma non essere superati. 

Servizi per i quali un intermediario è prezioso...
C’è in gioco la possibilità di veder riconosciuti non solo dei diritti, ma anche di potersene avvalere. La pensione, ad esempio, è un diritto ma non basta che sia previsto dai sistemi normativi vigenti, bisogna anche che ci sia lo strumento attraverso il quale poi il cittadino possa accedervi con serenità e certezza. E se andiamo a vedere, questa è solo una delle circostanze in cui Caf e patronati sono utili. Essi, infatti, intervengono proprio per ridurre le distanze tra cittadino e amministrazioni. In sostanza, un ruolo di consulenza, di assistenza, non solo di compilazione e trasmissione; si tratta di una quantità enorme di servizi che vengono erogati nell’arco di un anno. Nonostante ciò, e pur attenendoci a livelli qualitativi sempre più alti, vediamo il ritorno di tali sforzi a distanza di un anno, due, tre restando creditori di somme davvero molto importanti. Quindi, ancora una volta, come avviene in altri ambiti, è il privato che supporta lo Stato.
 
Secondo Lei perché, oggi, è importante tornare a parlare di Costituzione? 
Perché c’è una preoccupazione forte - che peraltro registriamo tra i nostri associati che hanno figli e nipoti - che genera vari stati d’animo, via via fino alla disperazione: quando c’è confusione, disorientamento, soprattutto le generazioni più adulte sanno che può succedere di tutto, perché l’hanno già visto e vissuto nella propria storia personale. Non si può accettare che si tolga la fiducia nel futuro, tanto più per chi ha vissuto col desiderio di costruire un domani migliore per se stesso e i propri figli. Parlare nuovamente della Carta Costituzionale è un modo non solo per dire che ci sono dei princìpî che ci appartengono, ma è l’occasione per richiamare noi stessi e le persone a cui ci rivolgiamo, al senso d’appartenenza a una comunità civile, nel rispetto di diritti e doveri. Uno dei punti che maggiormente incidono su questa incapacità di rimettere in positivo questo passaggio storico del nostro Paese è proprio la fiducia nell’altro: parola che suona quasi logora, ma che sappiamo invece essere alla base delle grandi democrazie. 

Quanto incide la fiducia nella capacità di sviluppo?

Ha un’incidenza e un valore assoluto nelle economie, ma è evidente: se ci voltiamo indietro, quanto abbiamo perso in questi mesi discutendo, anche di questioni importanti, senza concludere niente?

E allora come trasmettere ai giovani il valore della Costituzione?

La trasmissione avviene nell’esempio, nella vita quotidiana; non ci vogliono necessariamente corsi di formazione o iniziative. Là dove si creano situazioni specifiche per far sì che gli anziani passino l’esperienza ai giovani, tutto avviene in modo un po’ forzoso e senza veri esiti. Semmai, andiamo a investire sul digital divide (divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione, ndr) per favorire l’incontro tra gli anziani e i giovani.


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