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IMU: verso la stretta finale?

Con il Consiglio dei Ministri di venerdì è atteso il decreto sulla sospensione dell’Imu relativa all'abitazione principale. Resta fermo l'acconto del 17 giugno per le "seconde case". 

Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha confermato che con il prossimo consiglio dei ministri di venerdì 17 maggio si conosceranno le sorti dell’Imu sulla prima casa. La sospensione della rata di giugno dovrebbe riguardare, oltre alle abitazioni principali, anche i capannoni industriali, mentre si sta valutando l’allargamento ad altre categorie di fabbricati di categoria D, quali gli alberghi, o di altre tipologie ancora come i negozi, la cui sospensione è stata chiesta a gran voce dal leader dei commercianti Carlo Sangalli. Per il mondo delle imprese lo stop dell’Imu darebbe una grande boccata di ossigeno visto che proprio da quest’anno è previsto un ulteriore aumento della tassazione all’8,3% e il moltiplicatore che passa dal 60 al 65%. Quello che per ora è certo è che l’acconto Imu per le “seconde case” dovrà essere pagato entro il 17 giugno.

Intanto la reazione dei Comuni si è fatta sentire. "La sospensione dell'Imu potrebbe causare in qualche Comune immediatamente una difficoltà di liquidità, quindi è fondamentale che un decreto di sospensione sia accompagnato da un anticipo di cassa", ha dichiarato il presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), Alessandro Cattaneo. "Se si vuole togliere l'Imu - ha osservato ancora il reggente dell'Associazione dei Comuni - come Anci vorremo essere coinvolti e capire quale è la direzione di marcia verso cui andare", per questo "abbiamo chiesto con urgenza un incontro con Letta o con Patroni Griffi o con Saccomanni, anche per capire se una volta tolta l'Imu, ci sia come conseguenza un'ulteriore manovra che peserà sulle nostre spalle, dato che i Comuni sono già allo stremo". Della questione dell'Imu si discuterà nella riunione dell'Ufficio di presidenza dell'Anci che è stato convocata per giovedì 16 maggio.

Nel frattempo alcuni Comuni, come previsto dal decreto legge "Sbolocca-debiti", hanno provveduto al cambio delle aliquote sia per la prima che per la seconda abitazione, nonché per gli immobili di categoria D.  Secondo un'indagine del Sole24Ore che a rivedere le percentuali di tassazione sono stati finora una trentina di capoluoghi su un centinaio. Nessuno ha abbassato l'aliquota ordinaria, quella che si applica per gli immobili diversi dalla prima casa e che è fissata a un massimo dell'1,06% nel 2013, mentre cinque Comuni l'hanno alzata. Si tratta di Asti, Benevento, Cuneo, La Spezia e Treviso, arrivati così al massimo consentito, l'1,06% appunto. D'altra parte il livello della tassazione sulle seconde case era già al massimo in precedenza, senza possibilità di ulteriori aumenti, in una città su due.

Secondo la mappa del "Sole", Asti alza allo 0,6% l'aliquota sulla prima casa per le categorie catastali di pregio, mentre l'aliquota ordinaria sale all'1,06%, salvo i capannoni in area commerciale, sui quali si applica lo 0,76%. A Treviso non cambia nulla per la tassa sulla prima casa, che rimane allo 0,4%,  mentre si rivede al rialzo quella ordinaria, che sale allo 0,87%.

 A Verona i contribuenti verseranno di più sulla prima casa, arrivando allo 0,5%, salvo chi convive con familiari disabili o gravemente malati: per loro l'aliquota è dello 0,3%. La Spezia rivede al rialzo l'aliquota ordinaria, che arriva all'1,06%, mentre Frosinone porta al livello massimo dello 0,6% quella sulla prima casa, prevedendo una detrazione maggiore per chi vive con un invalido. Infine, a Benevento chi è proprietario di una prima casa pagherà lo 0,6%, cioè più dell'anno scorso, mentre per l'aliquota ordinaria si sale all'1,06%.

Fin qui i rincari previsti per l'Imu. Ma c'è anche da considerare che, a livello nazionale, sale la base imponibile per i fabbricati produttivi del gruppo catastale D, con un aumento secco dell'8,3% della tassazione. L'imposta vale per capannoni, alberghi, cinema e banche, per i quali quest'anno ci sarà dunque di fatto un'addizionale Imu. Controbilanciata in pochissimi casi da revisioni sull'aliquota per la stessa categoria: è il caso di Bologna, che per il gruppo D ha tagliato l'aliquota dall'1,06% allo 0,96%, e di Vicenza, scesa allo 0,76%.

D'altra parte, proprio sugli immobili d'impresa va tutto allo Stato il prelievo minimo, che è dello 0,76%: una norma che ha messo i Comuni nella necessità di incunearsi in questo prelievo per incassare l'extra-gettito, applicando appunto aliquote superiori. Sono infatti pochissimi i Comuni che faranno pagare il minimo: oltre a Vicenza, La Spezia, ma solo per alcune categorie, e Pisa.

L.B.

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