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Tempo di crisi, non BUTTIAMO via niente

Una ricerca americana rivela che le famiglie statunitensi fanno di tutto per allungare la vita ai prodotti di igiene (e non solo) che acquistano. Fanno bene: perché nella confezione può rimanere dal 3 al 25% di prodotto.

Articolo tratto dalla Rivista 50&Più, numero di aprile.

di Valerio Maria Urru

Sembra una scena da film horror, invece non è così: il tubetto del dentifricio sta lì accartocciato su se stesso, spremuto sino all’osso; quello della crema giace, sventrato, sul ripiano del lavandino; voi, con uno sguardo diabolico, mentre brandite ancora le forbici. Un piccolo horror in salsa domestica. Ultime sbafature di crema circondano i bordi seghettati della confezione, che - esanime - è pronta a dare l’ultima parte del contenuto alla causa.

Quale causa? Quella del risparmio, naturalmente. E dell’ambiente, potremmo aggiungere. Ogni anno tonnellate di plastica invadono l’ambiente, spesso finendo nelle discariche. Quando va bene, prendono la strada degli stabilimenti di rigenerazione, per iniziare un nuovo ciclo di vita: secondo Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei rifiuti di imballaggi in Plastica) attualmente la raccolta è giunta a 693.000 tonnellate.

Ma quanto prodotto resta “appiccicato” nei contenitori? In alcuni casi, “estremi”, soprattutto nell’industria alimentare, sembra che le confezioni trattengano fino al 25% del prodotto. Sì, avete letto bene: si può buttare via quasi ¼ di quello che si acquista. Vi pare giusto? No, e così la pensa anche la maggioranza dei consumatori oltreoceano, stanchi di dover “vivisezionare” le confezioni dei prodotti acquistati.

Secondo il Wall Street Journal diversi marchi sono corsi al riparo realizzando contenitori meno “spreconi”, perché la rivolta contro tubetti e barattoli per recuperarne il contenuto si sta estendendo a macchia d’olio. La recessione rende tutti insofferenti verso un packaging (un imballaggio) che trattiene qualcosa, come hanno rivelato ricerche eseguite dalle stesse grandi marche. Stavolta potrebbero spuntarla i consumatori (o le multinazionali riusciranno nell’intento di fidelizzare molti più clienti!).

Quindi, ribaltare bottiglie di shampoo e balsamo per convogliare verso il basso il prodotto che resta incollato sul fondo, non è pignoleria o tirchieria. Anzi: una ricerca di un’importante società di consulenza, pubblicata sempre dal Wall Street, ha rivelato come una bottiglia di shampoo possa trattenere dall’8 al 10% di prodotto, un tubetto di pasta dentifricia dal 3 al 5%, un barattolo dal 5 al 10% Sembra che l’industria si stia adeguando, perché tra le marche citate dal quotidiano newyorkese figurano soprattutto grandi nomi della cosmesi. Hai voglia a produrre contenitori sottovuoto che rilascino il 98% del contenuto, trasparenti o dotati di spatole!

Dopotutto, perché tollerare che in tempi di crisi in fondo al tubetto rimanga anche solo una goccia? Ecco spopolare allora lo strizza dentifricio. Ne esistono di molti tipi e materiale. Per lo stesso, identico motivo, i detergenti monodose “a pasticca” delle lavastoviglie stanno sostituendo le bottiglie di plastica dove - è quasi inutile dirlo - un po’ di contenuto rimane sempre attaccato al fondo.

Per concludere con il punto di vista delle famiglie americane, la ricerca ha rivelato che il 50% di queste cerca di allungare la vita dei prodotti, un “accanimento terapeutico” legato a diversi fattori psicologici: volontà di risparmio, avversione allo spreco e - ultimo ma non meno importante - il desiderio di sentirsi vincitori contro le grandi marche. Se il 97% degli intervistati ha detto che estrarre tutto il contenuto da una confezione è “molto importante”, un motivo ci sarà: è la rivalsa nei confronti delle multinazionali.

Prima che l’ambiente collassi, il consumo può essere il motore di una produzione sostenibile. Il potere delle marche - come dimostra l’atteggiamento dei consumatori americani - sta diminuendo a favore dei consumatori stessi. Tra questi si sta facendo strada una maggiore consapevolezza e l’abbandono della bulimia da acquisto. Ma il miglior modo per diventare responsabili è dare innanzitutto il buon esempio: questo dovrebbero fare le aziende. Siamo sulla strada giusta? Ai contenitori, e ai consumatori, l’ardua sentenza.


QUALCHE PICCOLO TRUCCO, PRIMA DI UN ATTACCO “ALL’ARMA BIANCA”


Prima di affrontare il problema in modo “drastico”, provate a:
1) nel caso dei saponi riempite con un po’ d’acqua la confezione agitandola. Se si tratta di tubi morbidi da spremere, usate l’effetto sifone: spremeteli, fino a far defluire tutta l’aria creando il vuoto, immergete quindi il beccuccio nell’acqua e aspirate;
2) ribaltate con la testa verso il basso shampoo e balsami: per effetto di gravità tutto dovrebbe confluire a poco a poco nel foro di uscita del liquido. Anche qui, riempite d’acqua quando la “fine” si approssima;
3) per aiutare i liquidi più densi a scendere verso il tappo, sollevate la confezione tenendola per la base e fate finta di lanciarla verso il basso con il tappo rivolto verso il pavimento. L’effetto di semirotazione del braccio dovrebbe aiutare lo spostamento verso il basso del contenuto.

Ora che le avete tentate tutte, provate con una tecnica un po’ più invasiva, che però vale solo con tubi morbidi e tubetti di dentifricio:
1) tagliate la parte più stretta e schiacciata della confezione con una forbice: una volta fatto potete raccogliere il contenuto con le dita o con una piccola spatola. Vale sempre la “regola dell’acqua”: potete riempirne la semiconfezione ottenuta per terminare proprio tutto il prodotto. Se poi volete allungargli ancora la vita, potete sempre far ricombaciare le due parti tagliate incastrandole l’una nell’altra;
2) con il dentifricio si può operare in un altro modo: tagliate con una forbice il tubetto a metà e - ma fatelo se poi lo usate solo voi - buttateci un occhio dentro e passatevi all’interno lo spazzolino come fosse uno scovolino. Non avete idea di quanta pasta dentifricia si può recuperare in questo modo.
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