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Guasti a OROLOGERIA

Si chiama “obsolescenza programmata”: è la durata di tempo data a molti prodotti che compriamo. Perché prima o poi si rompano o diventino inutilizzabili.

State per fare il bucato con la lavatrice che avete comprato poco più di due anni fa. La avviate, ma all’improvviso si rompe. «Eppure è nuova», pensate. «Magari è solo un difetto di produzione. Non è possibile: quella di mia madre tra poco festeggia 20 anni, e la mia si è rotta subito… Assurdo!». No, non è così assurdo. Perché “adesso” viene l’assurdo: controllate la garanzia e vi accorgete che è scaduta da poche settimane. Cominciate a pensarle tutte: un accanimento del destino, una forza oscura contro di voi, una sfortuna con una mira precisa. Ma forse forse non è così. Intanto state contattando a malincuore l’assistenza per farvi inviare un tecnico, che pagherete senza la copertura della garanzia.

È davvero un caso? Secondo un recente studio realizzato in Germania, molti elettrodomestici e numerosi oggetti di uso quotidiano sarebbero programmati per rompersi velocemente, ma solo dopo la scadenza del periodo di garanzia. Il report “Geplante Obsoleszenz - Entstehungsursachen - Konkrete Beispiele – Schadensfolgen – Handlungsprogramm” (“Obsolescenza programmata – Analisi delle cause - Esempi concreti - Conseguenze negative – Manuale operativo”), è stato commissionato dal gruppo parlamentare tedesco Verdi-Bündnis90 e realizzato da Stefan Schridde, esperto in Business Administration, e Christian Kreiss, docente di Business Management all'Università di Aalen). 
In un discreto numero di casi quando i nostri elettrodomestici si rompono con troppo anticipo non sembra esserci casualità ma esigenze di mercato: acquistare continuamente.

Nel 1950 lo affermava già l’americano Victor Lebow, analista di mercato: la nostra economia con la sua incredibile produzione può rendere il consumo uno stile di vita. È per questo che abbiamo bisogno che gli oggetti si logorino e siano sostituiti a ritmi sempre più elevati.

Obsolescenza programmata. Proprio in quegli anni si faceva sempre più strada l’idea di una “obsolescenza programmata” degli oggetti. Per dirla in modo semplice: “guasti ad orologeria”. È un aspetto poco noto della società dei consumi, anche se il tema è stato già affrontato da stuoli di sociologi ed economisti dagli Anni ’50. Il concetto di base resta semplice: la società industriale, saturati i mercati, andrebbe in crisi se gli oggetti non venissero sostituiti con una certa frequenza. Per questo, dagli inizi dell’industrializzazione, teorici e imprenditori si sono posti il problema del tasso di sostituzione degli oggetti.

Un altro problema. Se gli oggetti devono logorarsi in un certo tempo, è bene non produrre merci durevoli, quasi indistruttibili o facilmente riparabili. Un esempio contrario? L’indistruttibile Ford T. Quindi, l’obsolescenza si è fatta strada subito fra auto, elettrodomestici e computer. A mano a mano che l’elettronica e i circuiti si imponevano, questi oggetti sono diventati irreparabili. E poi, da un lato la moda e il design, dall’altro l’avvicendarsi dei progressi tecnici (memoria dei computer, sistemi operativi, ecc.) inducono a cambiare per aggiornarsi.

E l’ambiente? La verità è che sussiste un altro grande problema: quello ambientale. Oggi sappiamo che questo tipo di crescita collide con i limiti delle risorse (combustibili fossili e materie prime) e che è crea problemi come emissioni crescenti di gas serra e discariche di computer e telefonini. In attesa di scoprire soluzioni capaci di evitare sia crisi economiche che ambientali, sarà bene diventare più critici su ciò che compriamo e su come lo usiamo. Forse in un momento come questo riscoprire i valori della sobrietà può rivelarsi molto utile per stabilire nuove strategie economiche. Si pensi solo all’indotto che crea il riparare un oggetto, un vestito, un elettrodomestico, senza doverlo ricomprare dopo magari solo un paio di anni di utilizzo. Si pensi magari alla possibilità di aggiornare il proprio computer regalandogli qualche altro anno di vita, o si pensi alla soddisfazione di far rimettere a posto un paio di scarpe perché affrontino un’altra stagione. Con quello che si risparmia, magari si possono fare altri acquisti: e chi ha detto che questo sia sbagliato?

Intanto in Francia, il gruppo parlamentare ecologista al Senato ha da poco presentato un disegno di legge per la lotta contro l'obsolescenza pianificata e per facilitare la riparabilità dei prodotti.

V.M.U.
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