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Esodati: il DOPPIO dei salvaguardati

Per Gianni Geroldi, già presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, sono circa 250 mila le persone rimaste senza salvaguardia dalla riforma della pensione. Ma non è solo questo il problema: l'Italia non si è ancora dotata di strumenti per gestire la disoccupazione di lunga durata.



La dichiarazione non è confortante. Per Gianni Geroldi, già presidente e membro (disciolto) del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, al di là del numero esatto dei cosiddetti “esodati”, le persone che si trovano in tale condizione potrebbero essere circa il doppio rispetto a quelle che sono state “salvaguardate” dagli ultimi tre decreti del Ministero del Lavoro: in tutto circa 130.000.

Sarebbero molti di più. In totale, riferisce Geroldi a Labitalia, si tratterebbe di circa 250.000 persone, un insieme che non va considerato in modo unico ma rapportato ai flussi di pensionamento che a mano a mano si attivano. Per Geroldi - docente di Scienza delle Finanze all’Università di Parma - questi numeri aggiunti, ovviamente, pongono un problema di risorse considerando che solo per il primo scaglione di 130.000 esodati sono necessari 9 miliardi di euro.

Una questione delicata. Il problema degli esodati, per Geroldi, presenta molte criticità e più di un problema. Innanzitutto, la legittimità: riconoscere un accordo con le varie categorie è infatti diverso dal modificare le regole dopo che quell’accordo è stato firmato, allargando magari la platea. Un’altra cosa ancora sono le emergenze che si aggiungono lungo il percorso.

Un problema quasi tutto italiano. La questione esodati è legata ad un fatto molto semplice: la deroga allo spostamento dell’età pensionabile avviato dalla recente riforma previdenziale. Ma nasconde - e neanche tanto bene - un problema di ammortizzatori sociali nel nostro Paese: l’Italia è purtroppo uno di quei 7 Paesi europei (su 26) che non hanno strumenti per gestire la disoccupazione di lunga durata dei lavoratori “anziani”, cioè gli esodati, che presentano in media spostamenti di 5 anni per arrivare all’età pensionabile. A questi vanno aggiunti i lavoratori che perdono il posto a 56-58 anni rischiando di rimanere senza reddito e senza pensione per molto tempo.

L’attuale sistema degli ammortizzatori sociali, infatti, non può coprire un periodo di 5 anni mediante cig, cigd e mobilità. L’Aspi, cioè l’attuale indennità di disoccupazione, dura al massimo 18 mesi. L’Italia, poi, con Grecia e Ungheria, è uno dei tre Paesi europei senza strumenti di sostegno quali il reddito di cittadinanza.

V.M.U.
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