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La prima telefonata da CELLULARE

La fece 40 anni fa, il 3 aprile  1973, l’ingegnere Martin Cooper con un Motorola Dynatac.


Di Valerio Maria Urru

 “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”, diceva Henry Ford. È così è stato per le sue macchine. Ma quando usiamo il telefonino, ormai quarantenne, pensiamo per un attimo a Marty Cooper, un cordiale ottantenne che non vuole andare in pensione e che con la moglie, Arlene Harris, guida la società di telecomunicazioni fondata nel 1986, a Del Mar, in California: la Dyna.

Pronto… Sono Martin!
Quarant’anni fa Martin Cooper era un ingegnere della Motorola che aveva ricevuto da John Mitchell, vice presidente della società, un importante compito: inventare il telefono cellulare. La prima telefonata senza fili la fece proprio lui, camminando sulla Sesta Strada di New York presso l’Hotel Hilton. Non era un punto qualunque, perché proprio lì c’era l’ufficio di Joel Engel, un ricercatore della Bells di AT&T impegnato nel medesimo progetto. In modo quasi irriverente, davanti a passanti e giornalisti, quel lontano 3 aprile 1973 Cooper telefonò al suo “rivale”, giusto per fargli capire come funzionasse bene la nuova tecnologia Radio telephone system. Ma la telefonata che davvero conta è stata la seconda: la prima volta Cooper si collegò alla stazione cellulare di Burlington per essere trasferito alla linea terrestre. L’emozione però gioca brutti scherzi e Cooper fece il numero sbagliato. Al secondo tentativo raggiunse il destinatario.

Un salto indietro di oltre 60 anni. In realtà l’idea del cellulare era nata proprio nei laboratori della compagnia telefonica Bells, nel 1947, ma sino ad allora - soprattutto nella Motorola - erano stati realizzati solo dispositivi per le automobili della polizia: dietro uno di questi modelli c’è sempre lo zampino di Cooper che nel 1967 contribuì alla nascita della prima radio portatile per la polizia di Chicago. Mitchell, invece, sognava, sognava, rifletteva, pensava… Credeva che un giorno le persone avrebbero potuto telefonare ed essere raggiungibili ovunque. Scherzava con Cooper sulla possibilità, non tanto remota, che un giorno ogni abitante della Terra, nascendo, avrebbe ricevuto un numero di telefono. E ci sono andati vicini, considerando che attualmente al mondo ci sono più telefonini che esseri umani (oltre 6 miliardi) e che 3 persone su 4 ne possiedono uno.

C’è di mezzo Star Trek e 2001. Odissea nello spazio. Qualche anno fa Cooper ha ricordato che allora sia lui che Mitchell potevano sembrare due visionari che avevano visto troppe volte 2001: Odissea nello spazio. Più tardi racconterà che l’ispirazione gli giunse guardando il telefilm Star Trek in cui il Capitano Kirk comunicava con un dispositivo simile al cellulare. C’è da dire che, all’inizio degli Anni ’70, la tecnologia per i cellulari esisteva già, c’era solo un piccolo problema: ci volle tempo per convincere l’Agenzia Federale Americana sulle Telecomunicazioni a liberare le frequenze per realizzare l’esperimento.

Martin Cooper, il sogno americano? Toccò proprio a lui, al figlio di una modesta famiglia di immigrati ucraini, cresciuto nella Chicago della grande depressione, fare la prima telefonata “senza fili”. Si laureò in ingegneria elettronica nel 1950, ottenendo il master nel 1957, entrambi all’Illinois Institute of Technology. È stato direttore della società di ricerca e sviluppo Motorola, dove entrò nel 1954, e oggi è ritenuto il “padre” della telefonia mobile. Nel 1995 ha ricevuto il Wharton Business Transformation INFOSYS Award per l’innovazione tecnologica nella comunicazione.

Il primo cellulare che cambiò la storia. Il prototipo con cui parlò Cooper era grande come una scarpa, pesava come un mattone (oltre un chilo) ed era costato circa un milione di dollari. La batteria durava solo 20 minuti e la riduzione delle sue dimensioni fu una delle sfide più complicate. Esattamente dieci anni dopo la “fatidica” telefonata, nel 1983, la Motorola immetteva sul mercato DynaTAC, Dynamic Adaptive Total Area Coverage. Il primo modello si chiamava 8000X e venne subito soprannominato “the brick”, il mattone.

Aveva 21 grandi tasti, un’antenna di gomma e un’autonomia di appena 30 minuti. Ci volevano 10 ore per ricaricarlo e costava quasi 4.000 dollari (oltre 9.000 dollari attuali), ma fu un successo incredibile.

Il mondo non è più lo stesso. Il cellulare ha avuto un rapido successo: mentre al telefono fisso ci sono voluti 128 anni per raggiungere il miliardo di utenti, al telefono mobile ne sono bastati appena 20. Ma la cosa più stupefacente è la sua trasformazione: da gadget di lusso a strumento che stimola la crescita economica e il benessere nei Paesi in via di sviluppo. La mobile revolution, la rivoluzione dei telefonini, ha creato nuove possibilità di impresa, anche se qui parliamo di telefonini evoluti, ovvero di smartphone con Internet e sistemi operativi. Molti Paesi hanno così scoperto Internet: in Niger i commercianti di grano conoscono e comparano i prezzi sul mercato; in Uganda i docenti contattano le famiglie in caso di assenza degli studenti riducendo l’abbandono scolastico; in Perù la qualità del caffè è migliorata con un’App che traccia tutta la filiera; in India la Reuters ha creato un servizio sms che ha permesso a 250mila persone di incrementare il fatturato del 10%. E sono solo alcuni esempi.

Un modello per gli over 65. Ma il meglio deve ancora venire, secondo Marty Cooper che ha recentemente lanciato un modello di cellulare “per senior”. La vera rivoluzione inizierà non appena tutti ci si capirà che il telefonino serve a scambiarsi dati, informazioni, servizi. Perché paradossalmente, la cosa meno utile che fa oggi un telefonino è farci parlare.
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