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Europa: diritti di CITTADINANZA

In vista delle elezioni del Parlamento europeo, che si terranno a giugno 2014, la Commissione europea ha decretato il 2013 quale “Anno europeo dei cittadini”. Lo scopo? Far riflettere meglio e di più sulle prossime sfide che l’Unione europea dovrà affrontare in materia di integrazione, economia e politica. Intanto i cittadini europei chiedono meno burocrazia e discriminazione e più rispetto peri diritti dell’Unione anche a livello locale.

Articolo tratto dalla Rivista 50&Più numero di marzo

di Vittorio Calaprice
*

In questi tempi turbolenti per l’Europa, quale significato ha oggi la cittadinanza europea? Quanto diffusa è la consapevolezza e la conoscenza dei vari diritti europei elencati nella Carta dei diritti fondamentali? Quanto profondo il sentimento di appartenenza alla “grande famiglia europea” composta da 500 milioni di cittadini, distribuiti negli oramai 28 (dal prossimo luglio, con l’ingresso della Croazia) Stati Membri dell’Unione europea?

Proprio per rispondere a questi (ed altri) interrogativi il 2013 è stato proclamato dalla Commissione Anno europeo dei cittadini, con l’obiettivo non solo di riflettere sui diritti alla base della cittadinanza europea, ma anche di rafforzare la conoscenza di quegli strumenti di tutela che rendono effettivi i diritti europei, ad esempio di chi risieda in uno Stato diverso dal proprio di origine. Secondo la Commissione, è sempre più necessario approfondire il dibattito sulle opportunità offerte, in particolare grazie ai risultati positivi raggiunti in questi anni dall’ampia partecipazione dei cittadini (soprattutto, giovani e studenti) nei vari programmi europei che supportano finanziariamente occasioni di scambi culturali, mobilità per studio, lavoro, ricerca e molto altro ancora. Questi i temi principali al centro del dibattito durante il 2013, anno in cui ricorrerà proprio il ventesimo anniversario della cittadinanza dell’Unione, introdotta dal Trattato di Maastricht nel 1993. Sarà una grande occasione di riflessione per preparare le persone a comprendere meglio le sfide che l’integrazione dell’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni, cruciali sotto il profilo economico, sociale e politico, in vista delle elezioni del Parlamento europeo del giugno 2014.

In preparazione dell’Anno la Commissione ha condotto, già durante il 2012, un’ampia consultazione pubblica per rilevare i problemi incontrati nell’esercizio dei diritti legati alla cittadinanza europea. Le risposte hanno evidenziato chiaramente l’importanza che i cittadini attribuiscono ai diritti di cui godono nell’Unione europea, dalla libera circolazione ai diritti politici. Emerge il desiderio di uno spazio europeo in cui poter vivere, lavorare, spostarsi, studiare e fare acquisti senza trovarsi di fronte a ostacoli burocratici o discriminazioni. Tuttavia, resta del cammino da compiere: i cittadini hanno evidenziato svariati problemi, soprattutto la difficoltà di far rispettare i diritti dell’Unione a livello locale. La cittadinanza europea - che sulla base dei Trattati europei integra e non sostituisce quella nazionale - conferisce a tutti i cittadini dei 27 Stati Membri dell’Unione una serie di diritti supplementari.

Il cittadino dell’Unione ha il diritto di votare e candidarsi alle elezioni amministrative ed europee nello Stato Membro in cui risiede, gode della tutela consolare delle autorità di un qualsiasi Stato Membro se il suo Stato non è rappresentato all’estero, può presentare una petizione al Parlamento europeo, rivolgersi al Mediatore europeo e, dal 2012, partecipare a un’iniziativa dei cittadini europei. Dalla cittadinanza europea derivano molti diritti, di cui non sempre siamo consapevoli. Ad esempio, la libertà di circolazione è il diritto più apprezzato. Ogni anno gli europei compiono infatti più di un miliardo di spostamenti nell’Unione e sono sempre più numerosi quelli che esercitano il diritto di vivere in uno Stato Membro diverso dal proprio. Eppure, sebbene oltre un terzo dei lavoratori (35%) sia pronto a prendere in considerazione un impiego in un altro Stato Membro, quasi una persona su cinque ritiene che, all’atto pratico, vi siano ancora troppi ostacoli. Insieme alle difficoltà linguistiche, il principale ostacolo alla mobilità tra Paesi confinanti è la carenza di informazioni. Sfruttando al massimo gli strumenti e il materiale disponibili (siti internet, portali, video, opuscoli, eventi ecc.), l’Anno europeo si caratterizzerà per una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione per far conoscere gli strumenti partecipativi e informativi esistenti nelle diverse lingue (come i centri di informazione “Europe Direct”, il servizio giuridico “La tua Europa”, il servizio di risoluzione extragiudiziarie “Solvit”, le consultazioni, il diritto d’iniziativa dei cittadini europei, le petizioni al Parlamento europeo) in grado di poter raccogliere le preoccupazioni dei cittadini e rispondere a quella domanda di “Europa concreta” che incide sulla vita di tutti i giorni. 

* Vittorio Calaprice fa parte della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Le opinioni espresse nell’articolo sono dell’autore, non corrispondono necessariamente alle posizioni della Commissione europea.
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